Il terremoto avvertito anche a Bergamo

terremoto-modena-mega800-770x412.jpgLa scossa di terremoto di ieri mattina è arrivata fredda, pungente, inattesa. Letale nelle zone dell’epicentro modenese, fortunatamente non nel bergamasco.

Il terremoto sta diventando una costante delle nostre vite e le sta condizionando, più o meno pesantemente.
Trovarsi in una chiesetta del ‘300 per assistere ad una funzione religiosa e pensare costantemente a cosa fare alla prima scossa di terremoto è solo un esempio  e il sottoscritto lo ha vissuto proprio ieri.

Sembrerà eccessivo o paranoico ma il terremoto terrorizza proprio con queste modalità, perchè arriva quando meno te lo aspetti, quando tutto sembra passato e anche in zone, purtroppo va sottolineato, apparentemente non sismiche, come erano fino a poco tempo fa quelle che oggi sono l’epicentro del terremoto.

Anche Bergamo è zona sismica, ricordiamocelo, nei secoli passati un pesante terremoto sconvolte la città e provocò vittime ed il fatto che ad avere i danni più pesanti nel modenese siano soprattutto le costruzioni più antiche (castelli, torri) ci deve far pensare perchè noi abbiamo Città Alta e le mura Venete che potenzialmente oggi sono più a rischio che mai.
Con tutte le persone che dentro e vicino a questi monumenti ci vivono e ci lavorano.

Intanto in Emilia si continua a soffrire a causa degli effetti di questo sciame sismico che sembra originato da una nuova faglia e che oltre ai pesanti danni materiali ha anche portato morte, mietendo diverse vittime sia con gli episodi del 20 che del 29 maggio.

Un pensiero va a tutti coloro che soffrono e oltre il pensiero deve arrivare anche qualche azione, come quella di sostenere economicamente e materialmente la ricostruzione ed il supporto agli sfollati.

E’ nelle difficoltà che si vede il valore e lo spessore della gente e noi italiani, bergamaschi in primis, lo abbiamo sempre dimostrato.

 

 

(foto presa da http://www.giornalettismo.com/wp-content/uploads/2012/05/terremoto-modena-mega800-770×412.jpg)

Ciao Piermario Morosini

morosini.jpgPiermario Morosini, giovane giocatore bergamasco dell’Udinese in prestito al Livorno, è morto sul campo di Pescara sabato 14 aprile durante la partita di serie B Pescara-Livorno.

Un ragazzo di 25 anni che di lavoro faceva il calciatore professionista, il sogno di tanti bambini: come sia possibile che questo tipo di tragedia accada è un mistero e non lo voglio certo analizzare in questo post, piuttosto voglio esprimere il dolore e l’incredulità per quanto accaduto sabato a Pescara.

Morosini era un ragazzo bergamasco, originario della città – quartiere di Monterosso – cresciuto nelle giovanili dell’Atalanta dove aveva anche vinto un titolo nazionale e perso una finale di Primavera contro la Roma, venendo premiato come miglior giocatore della finale.
Era una promessa del nostro calcio: ricordo che si parlava di lui come di un centrocampista di sicuro avvenire ed infatti l’Udinese, fucina di tanti giovani talenti, aveva messo gli occhi su di lui e ne aveva acquisito la comproprietà quand’ancora era giovanissimo, facendolo poi esordire in serie A.

Morosini nella sua pur breve esperienza terrena aveva vissuto diverse tragedie: a 17 anni era già orfano di padre e di madre, poi aveva recentemente perso anche il fratello disabile.
Erano rimasti solo lui ed una sorella, anche lei con problemi fisici, ed ora… anche questo ragazzo se ne è andato.

Tragedie come queste lasciano sempre sconvolti, ammutoliti, increduli.
Quando uno sportivo muore sul campo di gioco è un pò come se morissero i sogni del bambino che è dentro di noi: sbiadisce la voglia di continuare a seguire uno sport che ci ha fatto palpitare il cuore per tutta la vita, che ci ha fatto correre per chilometri e chilometri dietro ad un pallone, sotto il sole e sotto la pioggia, con l’unico desiderio di segnare un gol, di far vincere la propria squadra.

La tragedia di Morosini purtroppo non è la prima e, auguriamocelo, si spera che sia l’ultima.
Purtroppo brutti fatti come questi accadono anche nel mondo dorato del calcio e dello sport in generale, purtroppo il dolore arriva anche su di un campo di calcio, quando meno te l’aspetti, quando niente lo lascia presagire.

Mi fa piacere leggere che l’Udinese, nella persona del suo capitano e leader Antonio Di Natale, amico e compagno di Morosini, abbia attivato la sua onlus Udinese per la Vita affinchè venga creato un fondo dedicato alle cure di cui necessita la sorella di Morosini, rimasta ora totalmente sola.
Di Natale ha contattato i capitani delle squadre di serie A chiedendo a tutti un impegno diretto in questo progetto.

Ecco, questo fatto, in un momento di dolore così grande, fa sperare in bene, fa credere che nel mondo vi sia ancora amore e voglia di aiutare chi sta male.

Chiudo dando il mio appoggio all’idea di dedicare la curva Sud dello stadio della Dea a questo sfortunato ragazzo.

Un abbraccio ed una preghiera per la sorella e la fidanzata di Piermario e per tutti i suoi cari.

La sicurezza sulle strade non è mai troppa

IncidenteStradale1.jpgI tragici incidenti mortali di venerdì a Pedrengo, sabato mattina a Seriate e sabato sera a Palazzolo nei quali hanno perso la vita un ragazzo di 16 anni di Scanzorosciate, un ventenne di Seriate ed un altro ventenne di Bariano riportano purtroppo in auge il tema sempre delicato e scottante della sicurezza delle nostre strade.

Tre vite, 3 giovanissime vite spezzate nell’arco di pochissime ore in incidenti stradali non possono non farci riflettere, non possono passare inosservate.
Perchè la vita ha ancora un prezzo, anche se questo sembra sempre più in ribasso, e perchè la morte tragica di 3 ragazzi lascia inevitabilmente il segno.

Non voglio qui scendere nei particolari del perchè si siano verificati questi 3 tragici incidenti, di chi sia la colpa, chi abbia sbagliato e quanto conti la fatalità in questi casi, piuttosto scrivo a getto qualche pensiero che mi frulla in testa riflettendo su queste 3 tragiche morti in sequenza serrata.

Qualche giorno addietro leggevo che a Bergamo gli incidenti sono tornati ad aumentare dopo 2 anni di decrescita, anche se fortunatamente sono in calo le morti causate da questi incidenti stradali.

Mi aveva colpito il numero legato alle persone coinvolte in incidenti stradali negli ultimi 5 anni: quasi 26.000, praticamente lo stadio dell’Atalanta tutto esaurito!

Una cifra enorme se ci si pensa con attenzione, anche perchè spesso non vi sono morti ma i feriti si trascinano problemi legati agli incidenti per mesi se non anni, compresa la paura di tornare nuovamente alla guida di un mezzo stradale.

Sono tanti, troppi i punti critici che si incontrano sulle nostre strade tanto che stenderne un elenco sarebbe impresa difficile, titanica. Forse anche inutile.
Mi vien da pensare che forte tutto ruota attorno a noi che ogni giorno ci mettiamo alla guida di un’automobile, di un motorino, di un camion. Tocca a noi porre quell’attenzione necessaria affinchè il rischio di un incidente si abbassi quanto più possibile, perchè siamo tutti coscienti che lo zero assoluto non ci sarà mai.
Anche la stradina più insignificante può rivelarsi una trappola mortale quando non si guida con la necessaria accortezza e lucidità, quando al volante si è distratti da musica, cellulare, chiacchiere con le altre persone a bordo.

Proprio questa settimana ho visto un automobile con una giovane signora al volante, accanto a lei una signora anziana (presumo la madre) la quale teneva un bambino piccolo in braccio.
Sapete dove ero?
Sull’asse interurbano!

Senza voler giudicare nessuno, ecco perchè penso che la sicurezza autostradale comincia in primis da noi, perchè dobbiamo assicurarci di seguire tutte le regole che ci possono salvare la vita, per prima quella del buon senso che in questo caso avrebbe portato la madre a legare il piccolo nel seggiolino posto sul sedile posteriore.

Basta poco, ma quel poco a volte può fare la differenza tra la vita e la tragedia…

La montagna e le slavine: maneggiare con cura

slavine.jpgLa montagna rappresenta una risorsa importantissima per tutto il territorio bergamasco: in ogni stagione offre tantissimo a chi la ama, dagli spettacoli mozzafiato in autunno con i colori degli alberi che le “incendiano” di rosso, giallo e verde, ai panorami che si aprono davanti agli occhi dei tanti camminatori in estate, fino al divertimento dello sciare sulle piste innevate in inverno.

Proprio in questo periodo della stagione però comincia la fase più critica per chi ama andare a sciare, in quanto il rialzo delle temperature crea il cosiddetto pericolo-slavine: valanghe di neve che si muovono sui crinali innevati col passaggio di sciatori che o per inesperienza o per mancanza di prudenza non esitano a sciare fuoripista in luoghi a rischio slavine.

Nel week-end appena passato il bilancio dei morti a causa delle slavine è stato pesante: purtroppo anche le nostre montagne hanno contribuito con una vittima, un giovane di 25 anni rimasto sepolto per 2 ore sotto una slavina, prima che il suo corpo venisse recuperato dai soccorritori oramai senza vita.

L’incidente mortale è avvenuto su un sentiero che conduge al rifugio Albani di Colere, dove la giovane vittima lavorava inseguendo il sogno di diventare un giorno guida alpina, spinto dal suo grande amore per la montagna.

Questo tragico avvenimento, purtroppo non l’unico nel suo genere, richiama tutti gli sciatori all’importanza del seguire le norme di sicurezza che devono sempre essere a conoscenza di chi frequenta le montagne innevate.
L’incidente mortale dell’Albani ha dinamiche diverse, si è trattato di una fatalità, ma questo non toglie che troppo spesso tante valanghe vengano causate da comportamenti sbagliati ed irresponsabili.

Serve capire che seguire le norme di sicurezza non è limitare la propria passione ed il proprio amore per la montagna, ma è dimostrare un senso di responsabilità ed un’amore ancor più grande per la montagna e per chi la frequenta, perchè passare qualche ora sulle piste da sci divertendosi in sicurezza è ancor più bello ed eccitante che mettere a repentaglio la propria vita e quella di chi ci sta accanto.

 

(foto presa da http://www.aostasera.it/userdata/immagini/foto/534/valanga_4465.jpg)