Ancora una fantastica impresa di Simone Moro

SimoneMoro.jpgVogliamo parlare dell’impresa compiuta da un nostro conterraneo che, anche se dai principali quotidiani nazionali è stata tutto sommato relegata in secondo piano, ha veramente del sensazionale?

Mi riferisco alla conquista della vetta del Gasherbrum II compiuta da Simone Moro, il grandissimo alpinista bergamasco che, in compagnia di 2 compagni di scalata (il kazako Denis Urubko e l’americano Cory Richards), ha conquistato il suo tredicesimo ottomila scalandolo nel periodo invernale, che per il Gasherbrum II è una prima assoluta.

Una conquista compiuta in puro stile alpino ed in pieno inverno, il che significa non usufruire di bombole d’ossigeno ed incontrare temperature di 56 gradi sottozero e combattere contro vento, tempeste e slavine, come quella che stava per uccidere lui ed i suoi compagni sulla via del ritorno e dalla quale è sopravvissuto soltanto grazie alla sua freddezza ed esperienza.

La spedizione di Simone Moro era partita dall’Italia il 27 dicembre del 2010 per tentare questa impresa d’altri tempi, come si suol dire quando si vuole far notare l’epicità di una azione.

Simone Moro è un vero e proprio mito dell’alpinismo di oggi: tantissime le imprese da lui realizzate, tanti i 6000, 7000 ed 8000 conquistati, ma a me piace ricordare la Medaglia d’Oro al Valor Civile ricevuta nel 2001 quando abbandonò una scalata (tra l’altro quasi conclusa) a circa 8000 metri di quota per andare in soccorso di un alpinista inglese riuscendo, a rischio della propria vita, a salvargli la vita.

Sono queste azioni a rendere ancor più splendenti le imprese compiute in montagna da questo ragazzo laureato con 110 e lode in Scienze Motorie e padrone di ben 5 lingue.

Un grandissimo complimenti a Simone e soprattutto un grazie, perchè con le sue imprese permette a tutti noi di sognare ad occhi aperti un qualcosa che non potremo mai compiere e perchè fa amare ancor di più la montagna.

Brao Simù!

La montagna e le slavine: maneggiare con cura

slavine.jpgLa montagna rappresenta una risorsa importantissima per tutto il territorio bergamasco: in ogni stagione offre tantissimo a chi la ama, dagli spettacoli mozzafiato in autunno con i colori degli alberi che le “incendiano” di rosso, giallo e verde, ai panorami che si aprono davanti agli occhi dei tanti camminatori in estate, fino al divertimento dello sciare sulle piste innevate in inverno.

Proprio in questo periodo della stagione però comincia la fase più critica per chi ama andare a sciare, in quanto il rialzo delle temperature crea il cosiddetto pericolo-slavine: valanghe di neve che si muovono sui crinali innevati col passaggio di sciatori che o per inesperienza o per mancanza di prudenza non esitano a sciare fuoripista in luoghi a rischio slavine.

Nel week-end appena passato il bilancio dei morti a causa delle slavine è stato pesante: purtroppo anche le nostre montagne hanno contribuito con una vittima, un giovane di 25 anni rimasto sepolto per 2 ore sotto una slavina, prima che il suo corpo venisse recuperato dai soccorritori oramai senza vita.

L’incidente mortale è avvenuto su un sentiero che conduge al rifugio Albani di Colere, dove la giovane vittima lavorava inseguendo il sogno di diventare un giorno guida alpina, spinto dal suo grande amore per la montagna.

Questo tragico avvenimento, purtroppo non l’unico nel suo genere, richiama tutti gli sciatori all’importanza del seguire le norme di sicurezza che devono sempre essere a conoscenza di chi frequenta le montagne innevate.
L’incidente mortale dell’Albani ha dinamiche diverse, si è trattato di una fatalità, ma questo non toglie che troppo spesso tante valanghe vengano causate da comportamenti sbagliati ed irresponsabili.

Serve capire che seguire le norme di sicurezza non è limitare la propria passione ed il proprio amore per la montagna, ma è dimostrare un senso di responsabilità ed un’amore ancor più grande per la montagna e per chi la frequenta, perchè passare qualche ora sulle piste da sci divertendosi in sicurezza è ancor più bello ed eccitante che mettere a repentaglio la propria vita e quella di chi ci sta accanto.

 

(foto presa da http://www.aostasera.it/userdata/immagini/foto/534/valanga_4465.jpg)