Chiude la Indesit di Brembate: la crisi non era finita?

indesit.jpgEnnesima batosta per l’economia bergamasca: è stata infatti annunciata la chiusura della Indesit di Brembate, azienda che produce elettrodomestici “bianchi” e che impiega nel sito bergamasco ben 430 persone, tra operai ed impiegati.

Purtroppo continua l’emorragia di posti di lavoro sul nostro territorio come in tutta Italia, alla faccia della ripresa che sarebbe già in corso, stando alle parole dei nostri politici.
Senza pretendere di avere la bacchetta magica e senza l’arroganza di conoscere la soluzione a questi problemi, dalle pagine di questo blog non smetterò di ripetere che ci vogliono azioni concrete e decise per dare una svolta al nostro sistema economico, in tutta Italia.

Ripetere che l’economia è ripartita non porta nessun beneficio, dire che ci vuole fiducia va a stridere con la triste realtà di migliaia di famiglie che si sono ritrovate senza un lavoro e di altre che stanno per entrare in questo vortice negativo.

Le aziende produttive operanti sul territorio vanno aiutate a mantenere i posti di lavoro in Italia, sgravandole da costi fiscali a volte insostenibili se paragonati a quelli di altre realtà produttive lontane solo poche centinaia di chilometri dal nostro paese.
Vanno sostenute nel credito affinchè non lesinino gli investimenti produttivi sul nostro territorio, affinchè innovino le loro linee produttive, altrimenti quella della Indesit non resterà l’ultima di queste brutte notizie.

A tutti i lavoratori della Indesit e dell’indotto coinvolti in questa brutta storia va tutta la nostra solidarietà, augurandoci di poter scrivere a breve di un ripensamente dell’azienda e di una ripresa della produzione nel sito di Brembate.

A quel punto sì che si potra cominciare a pensare che la crisi sta passando…

 

(foto presa da http://webstorage.mediaon.it/media/2008/03/Indesit%20Brembate_medium.jpg)

Apre l’ennesimo centro commerciale in provincia

stezzano.jpgHa aperto un nuovo centro commerciale, a Stezzano: 100 negozi, tra i quali una Esselunga, per un totale di circa 1000 nuovi posti di lavoro.

Una bella notizia?

A mio avviso no.
Primo, perchè di centri commerciali la nostra provincia ne era già dotata, anzi oserei dire sovradotata.
Non credo si sentisse la necessità di un ulteriore centro commerciale, soprattutto nella zona dove è stato aperto: se pensiamo che la distanza tra il nuovo centro commerciale di Stezzano e quelli di OrioCenter e Curno è di pochissimi chilometri, meno di 5, mi chiedo perchè sia stato aperto.

E’ vero che l’apertura di nuovi negozi porta con sè la creazione di nuovi posti di lavoro, ma – e qui veniamo al secondo punto – quanti altri posti di lavoro verranno persi a causa della chiusura di altri negozi, quelli più piccoli che si trovano nei paesi attorno a Stezzano e che inevitabilmente subiranno la concorrenza del nuovo centro commerciale?

Purtroppo l’impressione, ma più che una impressione è una certezza, è che nella nostra provincia manchi un coordinamento di politica commerciale per quel che concerne l’apertura di negozi e centri commerciali.
Va bene dare opportunità commerciali a tutti, ma bisognerebbe anche tutelare quelle piccole realtà, magari storiche, che ad ogni apertura di centri commerciali di grandi dimensioni soffre sempre più di un calo di clienti con relativo fatturato.

Sembra che l’unico modo per creare nuovi posti di lavoro in provincia di Bergamo sia aprire centri commerciali.
Pensiamo alla crisi del tessile in Val Seriana e alla apertura del nuovo centro commerciale che sorgerà ad Albino e che vedrà assorbire parte delle maestranze dichiarate in esubero in una grossa azienda del luogo.
Il fatto positivo è l’apertura dei negozi ma anche qui assisteremo alla chiusura di piccoli negozi nei paesi limitrofi ad Albino, c’è poco da scommettere.

Ultimo punto, questi centri commerciali cominciano a darsi battaglia tra di loro.
Essendo alcuni centri commerciali così vicini tra di loro è inevitabile che la concorrenza non sia solo con i negozi di paese ma anche con quelli di altri centri commerciali.
Il rischio è che in pochi anni ci si ritrovi con cattedrali del commercio deserte che si contendono i clienti a colpi di sconti e offerte sempre più aggressive.
O forse sta già accadendo?

 

(foto presa da http://webstorage.mediaon.it/media/2010/03/126331_489776_TORRI04_8901553_medium.jpg)

L’aeroporto di Orio al Serio: sviluppo frenetico ed impatto ambientale

valbermb_aereoporto.jpgEsibito come vanto per l’intera bergamasca ma allo stesso tempo criticato da tanti per la repentina crescita col conseguente impatto ambientale su chi ci vive attorno e ne subisce rumori ed odori: si potremme riassumere cosi’ l’amore/odio del bergamasco nei confronti dell’aeroporto di Orio al Serio.

Negli ultimi anni da piccolo aeroporto cittadino che era il nostro aeroporto è cresciuto in maniera esponenziale grazie soprattutto al successo dei voli low-cost, Ryanair in primis.
Non a caso la compagnia low-cost irlandese ha scelto Orio Al Serio come suo Hub italiano creando una foltissima serie di voli da e per buona parte dell’Europa intera.

Lo sviluppo aeroportuale ha portato diversi benefici a Bergamo ed ai bergamaschi: in primo luogo la creazione di centinaia, se non migliaia di nuovi posti di lavoro, sia diretti che nell’indotto: dal servizio di taxi ai negozi presenti in aeroporto, numerosi sono stati i posti di lavoro nati grazie al significativo aumento di voli e di passeggeri in arrivo ed in partenza dallo scalo bergamasco.

L’economia locale ne ha indubbiamente beneficiato tant’è che è stato creato anche un collegamento con il vicino Centro Commerciale di OrioCenter, per portarvi i passeggeri a far shopping mentre sono in attesa di un’imbarco.

Il rovescio della medaglia è invece il pesante impatto ambientale che i voli in arrivo ed in partenza dallo scalo hanno su tutta l’area circostante l’aeroporto.
Vivendo in zona posso assicurare che soprattutto d’estate la situazione è molto molto difficile: gli aerei decollano uno dopo l’altro a distanza di pochissimi minuti e per gli abitanti dei tanti paesi sorvolati dagli aeroplani la vita diventa impossibile.
Il rumore è assordante e la visione di un programma in TV diventa un’impresa, per non citare l’inquinamento atmosferico causato dallo scarico degli aerei.

Leggevo su un sito che ogni aereo nella fase di decollo rilascia una quantità elevata di gas di scarico inquinanti, andando così ad impattare negativamente sulla qualità dell’aria dei paesi adiacenti lo scalo.

Tante sono state le proteste nel corso degli anni, eppure di cambiamenti se ne sono visti pochi.
Lo scalo di Orio al Serio è purtroppo troppo vicino alla città e circondato da abitazioni in ogni direzione tant’è che se si volesse ridurre l’impatto ambientale le soluzioni plausibili non sarebbero molte: o ridurre il volume dei voli, con tutte le ricadute facilmente immaginabili sui posti di lavoro, o spostare addirittura l’aeroporto in un’altra zona.
Davvero 2 soluzioni difficilmente attuabili.

Altro neo di questo aeroporto a livello di sicurezza è la vicinanza con l’autostrada e il già citato centro commerciale OrioCenter.
Meglio non immaginare cosa accadrebbe in caso di un’incidente aereo nella fase di decollo o di atterraggio…

Una situazione quindi che presenta diverse sfaccettature: straordinariamente positiva sotto l’aspetto economico-turistico, negativa sotto quello ambientale.

 

(foto da http://news.valbrembanaweb.com/images/baby.jpg)