Licenziata in stato vegetativo

700_dettaglio2_malato-stato-vegetativo.jpgInumano.  Una sola parola è stata usata dalla CGIL per commentare il caso della donna bergamasca in stato vegetativo licenziata dalla propria azienda perchè – si legge nella lettera recapitata al marito – “…la discontinuità della sua prestazione lavorativa…” rappresenta per l’azienda un “…evidente intralcio all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al suo regolare funzionamento”.

Il commento della CGIL è facilmente condivisibile: la signora in questione ha partorito il suo quarto figlio mentre si trovava già in stato vegetativo da alcuni mesi, a causa di un improvviso aneurisma cerebrale che l’avevo colpita durante la sua quarta gravidanza.

Una situazione molto pesante quella di questa famiglia, basti pensare alla piccolina messa al mondo dalla signora che non ha ancora potuto “conoscere” la sua mamma, non ha potuto essere presa in braccio da lei e cullata, come è giusto che accada per ogni bimbo ed ogni mamma di questo mondo.

In questi giorni è giunta la lettera dell’azienda nella quale la donna lavorava – e della quale azienda non riporto il nome perchè non è questo il punto su cui mi voglio concentrare – la quale l’ha messa alla porta, incurante del suo stato, della sua situazione di salute, di quanto fatto finora dalla donna negli anni in cui è stata al lavoro: non può lavorare, quindi deve lasciare il posto a qualcun’altra.

Pesano soprattutto le motivazioni: la signora intralcia la produttività dell’azienda.
Ma come? In che modo? Con la sua assenza?
Probabilmente l’azienda vuole dire che una assenza così prolungata può creare qualche grattacapo in azienda, può causare la necessità di assumere un altra persona, con i costi che ne conseguono.
Ma questo non significa che la signora, nello stato in cui si trova, intralci i processi produttivi aziendali.

Forse aiuterebbe avere un sistema sociale che si prenda carico di queste sfortunate persone e le assista in tutto durante questa terribile prova, anche sotto l’aspetto economico.
Ma quando si toccano i soldi, il nostro Stato fa fatica ad allungare la mano, in questi tempi di crisi economica poi…

Allora che fare?
Pregare per la signora e la sua famiglia, per i suoi figli e suo marito, e sperare che l’azienda, in accordo con i sindacati, trovi una soluzione rispettosa e dignitosa sotto l’aspetto umano e sociale.
Affinchè quell’aggettivo – inumano – possa essere cancellato quanto prima.

Forza mister Mondonico, siamo con te!

mondonico.jpgLa notizia ha sicuramente fatto rumore e colpito al cuore i bergamaschi, che siano tifosi dell’Atalanta, dell’Albinoleffe o di altre squadre.

Sabato 29 gennaio il canale sportivo di Sky ha annunciato che Mondonico aveva lasciato la panchina della squadra seriana per gravi motivi di salute.
Un fulmine a ciel sereno che ha lasciato tutti spiazzati e costernati, perchè l’Albinoleffe (ed il calcio) senza Mondonico sono 2 concetti che non vanno molto d’accordo.

Le cronache ci dicono che da qualche tempo il mister accusasse qualche problema di salute e recenti esami l’abbiano indotto ad abbandonare temporaneamente la scena calcistica per dedicarsi, giustamente, alla propria salute.

Non vogliamo entrare nei dettagli personali della malattia di Mondonico, vogliamo però dare il nostro appoggio a Mondonico e fargli sapere che siamo tutti con lui.

Si riprenda bene e presto mister, tutta Bergamo l’aspetta più forte e battagliero di sempre!

 

Alla fine è arrivata l’influenza A/H1N1

starnuto.jpgSe n’è tanto parlato ed ora (finalmente, mi verrebbe da dire…) la tanto famigerata influenza A/H1N1 è arrivata tra noi, in bergamasca.
Nelle ultime settimane diversi medici ed anche alcuni ministri avevano rassicurato la popolazione sfornando dati molto significativi: l’influenza A/H1N1 non è più pericolosa e mortale delle classiche influenze stagionali, anzi, rispetto all’influenza stagionale dello scorso anno ha una mortalità 10 volte inferiore.

Queste non sono opinioni o pareri personali ma analisi fatte su dati concreti, utili quindi a dare un’ulteriore realtà alla tanto temuta l’influenza A.

Purtroppo in Italia si sono verificati diversi decessi, siamo primi in Europa in questa particolare graduatoria, ma va anche detto che tutti su pazienti già sofferenti di patologie molto critiche, quindi con un fisico già notevolmente debilitato.

Bergamo e la bergamasca sta pagando il suo dazio all’influenza A: basta sfogliare l’Eco di Bergamo o seguire il telegiornale locale per capire che soprattutto i bambini sono i più colpiti dal virus.
Classi pesantemente decimate, in alcuni casi con i 2/3 dei bambini assenti per malattia, intere famiglie a letto, ma soprattutto un’assalto massiccio ai diversi pronto soccorsi pediatrici della città e della provincia.
Sono questi i sintomi di quanto massiccio sia l’impatto del virus influenzale in bergamasca ed anche, va detto, di quanto spaventati siano i bergamaschi.

Infatti diversi medici e pediatri hanno sottolineato come molte persone si rivolgano direttamente in pronto soccorso al rivelarsi dei primissimi sintomi influenzali, ma anche come in diversi casi i presunti malati non avevano poi nessuna malattia.

Insomma, il panico seminato nei mesi scorsi dai mass-media ha purtroppo avuto il suo effetto in questi giorni.
Il vaccino sembra essere in ritardo di alcuni giorni, per cui vaccinare i bambini adesso sarebbe secondo alcuni pediatri già troppo tardi, vista la rapida diffusione dell’influenza A/H1N1 in bergamasca.

Novembre sarà un mese di duro lavoro per i medici dei pronto soccorsi e per i pediatri: saranno giorni di grande lavoro, speriamo che alla fine il tutto si risolva la meglio.
E speriamo anche che si impari la lezione da quanto sta succedendo ora: seminare il panico tra la popolazione per una influenza che ha una pericolosità 10 volte inferiore alle influenze stagionali è stato un vero e proprio boomerang che ora si ritorce contro chi deve vigilare sulla nostra salute.

 

(foto presa da http://scienzaesalute.blogosfere.it/images/starnuto%282%29.jpg)