Disoccupati, laureati e centri di formazione professionale: dove sta la ragione?

lavoro.jpgAd Albino aprirà un centro commerciale all’interno del quale vi sarà un grosso ipermercato. Il comune di Albino ottiene che alcuni disoccupati della zona, in parte proveniente da una grossa azienda che ha delocalizzato la produzione all’estero, venga tenuto in considerazione per essere assunto e lavorare all’interno dell’ipermercato.

Il comune ne individua 130, di questi 59 non si presentano al colloquio. degli altri 71 che si sono presentati, ben 44 sono stati scartati, 7 quelli assunti perchè ritenuti idonei al ruolo (con tutto il rispetto… quali doti servono per lavorare all’interno di un’ipermercato?!?!?!?!), altri 20 sono lì lì per farcela, probabilmente non convincono appieno.

A Treviglio, quindi ad una quarantina circa di chilometri, compaiono alcuni manifesti pubblicitari che mettono di fronte 2 modelli di studenti: entrambi trentenni, da una parte c’è un laureato che ha studiato ed è ancora precario, dal lato il suo coetaneo che ha frequentato un centro di formazione professionale ed ha un lavoro fisso e guadagna bene, tanto da poter convivere con la sua ragazza ed essere di fatto indipendente dalla sua famiglia.

Due situazioni paradossali a primo acchito, in controtendenza con i messaggi che sentiamo (e viviamo) ogni giorno e che ci dicono che c’è la crisi, una grossa crisi, e che studiare aiuta ad aprire più porte nel mondo del lavoro.

Poi la realtà dice che tanti disoccupati non si presentano ad un colloquio che potrebbe aprire loro nuovamente le porte di un lavoro – fisso o meno, piacevole o meno – perchè… non conosciamo i perchè, ma possiamo immaginare che forse quel lavoro tutto sommato così tanto necessario non sia, oppure che non piaccia molto.

Oppure che non sia visto come una reale opportunità per “sistemarsi”, perchè lascia molti dubbi, perchè non convince del tutto.
Forse qualcuno non si è presentato perchè certo di subire un’altra umiliazione, di sentirsi dire ancora un’altro “Le faremo sapere”.
Forse… chi può dire davvero come stanno le cose? Qualcuno – il Comune? – ha contattato chi non si è presentato per chiedere le ragione della mancata apparizione al colloquio?

E poi, dall’altra parte siamo sicuri che studiare convenga davvero?
Chi si sente preso in giro perchè ritiene ancora che studiare sia un’investimento è davvero convinto di aver fatto la scelta migliore?
Quando vede qualche suo coetaneo andarsene in giro la domenica a bordo di una bella macchina, invece di starsene a casa a studiare, solo perchè dopo le medie ha scelto di imparare un mestiere ed oggi è un piccolo imprenditore… è davvero sicuro che la sua scelta sia stata la migliore?

La risposta io non ce l’ho ma quella pubblicità apparsa a Treviglio non mi scandalizza e non mi stupisce.
La sfera magica per capire cosa valga davvero la pena di fare – lavorare subito o studiare fino alla laurea – io non ce l’ho e non ho nemmeno una risposta al quesito, certo è che nel nostro paese troppo spesso viene premiato chi ha conoscenze altolocale piuttosto che conoscenze tecniche acquisite in anni di studi e specializzazioni.

Credo che questo sia il vero problema, non quello di avere trentenni contenti e felici e con un lavoro sicuro (ma fino a quando? Esiste ancora un lavoro sicuro, con la globalizzazione?) anche avendo alle spalle solo 3 anni di scuola ed un diploma di specializzazione.
Se ci focalizziamo solo su quest’ultimo punto, abbiamo sbagliato tutto.

 

(foto presa da http://www.joshuamare.com/images/Roma%20Giraglia%202009/L1000631.jpg)

Troppo avanti con gli esami? L’Università te li annulla!

univ.jpgHa suscitato parecchio scalpore la lettera inviata nei giorni scorsi dalla dottoressa Paola Bernardi Locatelli, una giovane 24enne bergamasca in possesso di una laurea in Archeologia all’Università di Milano ed iscritta a Bergamo alla facolta di Giurisprudenza.

Cosa è successo di così rilevante?

Il fatto è che la dottoressa è avanti con gli esami, talmente avanti che riesce ad anticiparli rispetto alle lezioni semestrali e quindi l’Università annulla i suoi esami perchè troppo avanti col programma.
In noccioline: la dottoressa-studentessa non può dare un’esame prima di aver frequentato le lezioni.

Il fatto lascia un poco interdetti: da un lato abbiamo le ragioni di una studentessa modello, particolarmente impegnata e studiosa al punto da riuscire a dare tutti gli esami dell’anno in corso e addirittura capace di portarsi avanti rispetto al programma.
Dall’altro le istituzioni, che non le riconoscono questa “velocità” di studio e le annullano di fatto gli esami tenuti in anticipo.

Viene però da chiedersi in effetti che senso abbia dare un’esame ancor prima di aver assistito alle lezioni del professore che spiega la materia in questione.
Certo, se uno studente riesce ad anticipare l’esame rispetto al programma universitario allora significa che è in possesso di valori non comuni, ma d’altro canto uno studio così accanito non rischia forse di cadere nel nozionismo puro senza raccogliere i valori dati dal seguire le lezioni in aula?

Insomma, una questione sicuramente difficile da dirimere.
Nei prossimi giorni assisteremo sicuramente ad una evoluzione di questa faccenda, la curiosità è capire come verrà sbrogliata questa insolita matassa.

Vinceranno le ragioni delle istituzioni o quelle della brillante studentessa?
Oppure si raggiungerà anche in questo caso il classico compromesso all’italiana?

 

(foto presa da http://www.libertaepersona.org/public/libri.jpg)