BergamoSposi, ecco come ci si sposa

Bergamo%20Sposi.jpgUn week-end tutto dedicato ai futuri sposi: è l’obiettivo di BergamoSposi, la fiera dedicata alle aziende che si occupano dell’organizzazione e della realizzazione della giornata più bella della vita di ogni persona sposa (o, per lo meno, di buona parte di loro 🙂 ).

Fotografi, ristoranti, negozi di abiti, noleggi di automobili d’epoca, bomboniere, truccatori, musicisti: di tutto e di più si potrà trovare negli stand della fiera di Seriate che si animeranno da venerdì 3 a domenica 5 febbraio con una moltitudine di proposte per i futuri sposi.

Sono infatti ben 174 le aziende che saranno presenti all’edizione 2012 di BergamoSposi con un incremoento del 14% rispetto all’anno precedente, sintomo che almeno questo settore non soffre della fortissima crisi economica in corso in tutto il mondo e praticamente in quasi tutti i settori commerciali.

La fiera tra l’altro ha anche un suo aspetto che valica i confini non solo locali, non solo regionali ma anche nazionali: grazie alla vicinanza con l’aeroporto e ai voli low-cost sono infatti previsti anche visitatori dall’estero e questo da sicuramente un tocco ancora più importante alla manifestazione.

A corollario della fiera ci saranno anche alcuni eventi come corsi di cucina, sfilate di modelle in abiti da sposa, truccatori che sfoggeranno le loro “creazioni”, angoli musicali e altro ancora.

Simpatica anche l’idea di organizzare il concorso di miss BergamoSposi e di premiare la Miss della manifestazione, naturalmente scelta da una giuria tra le tante ragazze che si sono messe in lista.

Per concludere, gli orari della fiera: si comincia venerdì 3 febbraio con apertura dalle ore 17:00 alle 23:00, sabato 4 febbraio la fiera resterà aperta dalle ore 10:00 fino alle 23:00 mentre domenica 5 dalle 10:00 alle 20:00.
Per ulteriori informazioni si può visitare il sito ufficiale della manifestazione: www.fierabergamosposi.it

Scandalo Brebemi: chiude la Locatelli Spa

attivit%C3%A0-40.jpgLe notizie relative al tormentone calcio-scommesse che coinvolgono l’Atalanta nelle figura del suo ex-capitano Cristiano Doni stanno facendo molto rumore a Bergamo, ma personalmente la notizia che più mi ha lasciato stupito nei giorni scorsi è stata quella della chiusura della Locatelli Spa di Grumello del Monte.

La Locatelli Spa di Grumello del Monte è l’azienda salita alle cronache locali e nazionali per essere coinvolta nello scandalo legato ai cantieri della Brebemi, sotto il cui tracciato venivano sotterrati quintali di rifiuti tossici.

Questa decisione è stata ratificata dall’assemblea straordinaria dei soci dell’azienda sul finire dello scorso anno e ha causato la messa in liquidazione delle 4 società che costituiscono (o costituivano) il gruppo bergamasco: le aziende sono la Locatelli geom. Gabriele Spa, la Locatelli lavori, la Locatelli trasporti e la Locatelli asfalti.

All’atto pratico ciò significa la cassa integrazione straordinaria per 300 dipendenti, metà impegnati nei cantieri della Brebemi, mentre per l’altra metà dei dipendenti i lavori continuano su altri contratti in essere, certo la situazione generale e la notizia della messa in liquidazione della Locatelli muove un’ombra davvero inquietante su questa vicenda.

Senza fare del falso e scontato demagogismo, va detto che purtroppo ancora una volta a pagare sono i lavoratori, i dipendenti che giorno per giorno svolgono coscientemente e professionalmente il loro lavoro.

Questa decisione segna una fine ingloriosa per questa importante società bergamasca e la speranza è naturalmente che qualcuno possa prendere le redini di queste 4 aziende per far proseguire il lavoro svolto finora, anche perchè i risvolti occupazionali sono pesantissimi.

Inutile ricordare il periodo tragico che già vive l’intera economia italiana, le notizie ogni giorno più fosche sul futuro prossimo della nostra economia: la chiusura anche di questa azienda per una causa non strettamente legata all’andamento dell’economia è un ulteriore elemento di rammarico.

Il 2011 si è concluso male ed il 2012 comincia nel peggiore dei modi da questo punto di vista.
La speranza è che chi ha sbagliato paghi e paghi fino in fondo, e chi ha lavorato bene possa continuare a farlo. Se poi non sarà con una azienda diversa da quella con la quale ha lavorato finora, poco male.

Negozi sempre aperti: pro o contro?

112152_463754__MG_1573_8481072_medium.jpgHa fatto e farà molto discutere l’apertura fino a mezzanotte del centro commerciale di Orio al Serio, l’OrioCenter, in occasione dell’apertura dei saldi invernali.

Un occasione irrinunciabile per rilanciare l’economia in un periodaccio di crisi come quello attuale, sostengono i favorevoli all’iniziativa.

L’ennesima apertura a favore delle grandi catene commerciali che va a discapito dei piccoli negozi, sostengono i contrari.

Va inoltre aggiunto che un’apertura così prolungata potrebbe essere una buona iniziativa se vivessimo in una economia dove effettivamente la gente ha a disposizione soldi da spendere.  Ma in un momento di crisi fortissima come quella attuale, quanti possono effettivamente beneficiare di negozi aperti fino a mezzanotte?

Questi stessi acquirenti non sono forse quelli che comunque acquisterebbero gli stessi prodotti anche prima di una chiusura normale verso le 21 o le 22?

Personalmente questa apertura non mi trova favorevole: piuttosto che premiare lo shopping sfrenato avrei preferito assistere ad altre iniziative, per esempio mirate a tutelare o ad incentivare all’acquisto i potenziali acquirenti che appartengono alle fasce più deboli.

E’ vero che all’estero vi sono diversi esercizi commerciali che stanno aperti anche durante la notte, è pur vero che però siamo in realtà sociali totalmente differenti dalla nostra.
L’erosione del potere d’acquisto del ceto medio unitamente alla crisi dei piccoli negozi ha portato al fiorire dei grandi centri commerciali e questi oggi dettano praticamente legge: non credo a chi sostiene che questa apertura prolungata fosse estemporanea, realizzata solo in occasione dei saldi.

Mi aspetto che ne arrivino presto altre: già assistiamo ad una apertura domenicale pressochè totale lungo tutto l’anno, l’apertura fino a mezzanotte è il passo successivo.

Il primo è appena stato fatto, non pensiamo che ci si fermi qui, sarebbe una mera illusione.

La corsa di Babbo Natale, Bergamo invasa dai Babbi Natale

Corsa-di-Babbo-Natale.jpgIl week-end pre-natalizio verrà allietato domenica 18 dicembre alle ore 16:00 con la seconda edizione della bellissima Corsa di Babbo Natale.

Dopo il successo dello scorso anno viene quindi riproposta questa simpatica manifestazione che vede la partenza fissata in piazza Matteotti, in città, per il circuito di circa 3km che si snoderà per le vie del centro cittadino e che colorerà la nostra città di bianco e rosso.

I partecipanti dovranno infatti essere tutti vestiti da Babbo Natale per partecipare a questa simpatica iniziativa che non è rilevante solo per l’aspetto estetico e folkloristico ma anche, se non soprattutto, per l’aspetto solidaristico.

Il ricavato che ne deriverà dalle iscrizioni dei partecipanti verrà infatti devoluto all’Unicef per sostenere alcuni progetti in favore dei bambini di Paesi meno fortunati dei nostri.
Anche i soldi derivanti dall’acquisto degli abiti di Babbo Natale per la partecipazione alla corsa verranno devoluti per le iniziative dell’Unicef.

Bergamo si prepara quindi all’invasione di una massa divertente e colorata di Babbo Natale ed allo stesso tempo dimostra ancora una volta il suo grande cuore per chi soffre ed ha meno di noi, pure in questo terribile momento di grandissima crisi economica che colpisce duramente anche la nostra città e la nostra provincia.

Per ulteriori informazioni sulla partecipazione alla corsa consiglio di visitare il sito dell’Unicef oppure di mandare una email all’indirizzo comitato.bergamo@unicef.it.

Troppe sagre paesane in bergamasca?

761641-7190648sagra.jpgDispiace scriverlo ma ogni anno sembra di sentire il solito ritornello: crisi economica e troppe sagre paesane tolgono la clientela ai ristoranti bergamaschi.

La presidente del Gruppo Ristoratori ASCOM, in dichiarazioni comparse su siti locali in merito ad un bilancio stilato in previsione del pranzo ferragostano, ha espresso il concetto che i ristoranti bergamaschi non vivono un periodo rosa legato sia alla congiuntura economica (molto) negativa, sia al numero (troppo) alto di sagre paesane che fioriscono nel periodo estivo in diversi comuni bergamaschi.

Quest’ultimo punto mi sembra molto veritiero (basta guardarsi attorno…) ma anche in un certo senso aleatorio.

A mio avviso infatti a pesare sulla dichiarata flessione di presenze nei ristoranti bergamaschi pesa molto più la crisi economica, perchè è proprio questa che spinge molti clienti (quelli che se lo possono ancora permettere, NdR) a ripiegare sulle feste paesane a spese del classico ristorante, poichè le sagre paesane hanno oramai raggiunto livelli qualitativi più che buoni e soprattutto offrono prezzi a dir poco concorrenziali.

Mi sovviene quindi il dubbio che si voglia ancora una volta puntare il dito contro le feste e le sagre estive invece di compiere una analisi approfondita sulle politiche di offerta dei ristoratori bergamaschi.
Certamente diversi ristoratori avranno anche abbassato i prezzi alla clientela ma evidentemente non abbastanza da farsi preferire alle sagre.

Senza voler fare polemiche di nessun genere, mi chiedo per esempio come mai da noi non vengano “premiate” le famiglie con offerte del tipo “pagano i 2 genitori, 1 figlio mangia gratis” o pacchetti simili, per provare ad attirare una fetta di clientela che in bergamasca è molto ampia, soprattutto nel periodo estivo quando diverse famiglie lombarde e anche di altre regioni raggiungono le nostre località di villeggiatura per trascorrervi qualche giorno di ferie.

Non mi stupisce quindi che le sagre di paese siano sempre piene o comunque riscontrino maggiori favori, nonostante le condizioni atmosferiche tutt’altro che incoraggianti di questa stramba estate 2011, perchè al di là dell’opportunità di mangiare all’aperto e di stare in un ambiente meno formale anche il portafoglio ha la sua importanza, soprattutto quando in famiglia non si è in 2 ma in 3-4 o 5 elementi.

Il mio è solo un consiglio, chissà che sia la volta buona che anche nella nostra città e provincia comincino a fiorire tanti ristoranti “family friendly” che attuino politiche di questo tipo?

 

 

(foto presa da http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/2011/07/29/552822/images/761641-7190648sagra.jpg)

Perchè sì alla Festa dell’Unità Nazionale del 17 marzo

80785390_Bandiera_Italia.jpgIl CdM ha ufficializzato che il giorno 17 marzo sarà a tutti gli effetti Festa Nazionale, la festa del 150esimo anniversario dell’Unita d’Italia.

Una scelta che nelle scorse settimane ha generato moltissime polemiche, con un coro di contrari che andava (e tuttora continua…) dagli esponenti della Lega Lombarda fino alla presidente degli industriali, Emma Marcegaglia.
La motivazione è che in un periodo di crisi come questo bisogna lavorare il più possibile per rimanere agganciati al treno della ripresa.

Ora, considerando l’altissimo numero di disoccupati e cassaintegrati mi chiedo di quale ripresa si stia parlando, e di quante fabbriche e uffici (NON) rimarranno chiusi quel giorno.
Quale è la reale incidenza di un singolo giorno di lavoro sul totale del PIL nazionale annuo?
Abbiamo un PIL talmente basso che se supera l’1% annuo si fanno i salti mortali di gioia, quanto vogliamo che incida un singolo giorno di feria su quel miserrimo numero?

E poi non capisco come osino i nostri parlamentari affermare che gli italiani debbano lavorare il 17 marzo quando loro nell’arco di una settimana stanno in Parlamento (se ci stanno…) un paio di giorni in tutto per portare a casa a fine mese uno stipendio che molti di noi nemmeno vedono nel corso di un anno intero!

Il 2011 è un anno particolarmente magro in fatto di festività in quanto quest’anno cadranno in sabato e domenica il primo maggio, Natale e pure capodanno del 2012 sarà di domenica.

Appare chiaro che è tutto un pretesto per non festeggiare la festa dell’Unita d’Italia perchè a molti l’Italia non piace unita, ma divisa.
Un motivo in più per onorare questa festività!

Crisi economica finita? Non alla Tenaris Dalmine

dalmine_medium.jpgLa crisi economica è tutt’altro che finita e prima di discutere di exit-strategy e piani di rilancio forse bisognerebbe tenere gli occhi ben attenti sulle tante, purtroppo tantissime situazioni di difficoltà che migliaia di aziende in tutta Italia vivono.

L’ultimo esempio in bergamasca, sicuramente il più eclatante sotto l’aspetto numerico dei lavoratori coinvolti, è quello della Tenaris Dalmine: lunedi 28 settembre si è svolto un’incontro tra la direzione aziendale e il coordinamento sindacale degli stabilimenti italiani del gruppo nella sede dell’Unione industriale di Bergamo e le comunicazioni dell’azienda in merito al piano industriale 2010-2011 sono state tutt’altro che rosee.

La Tenaris si appresta infatti a ridurre drasticamente il proprio organico in tutte le aziende italiane del gruppo e naturalmente gli effetti numericamente più pesanti sono sul sito di Dalmine: 717 esuberi su un totole di 2218 dipendenti, circa il 33% della forza lavoro, una sforbiciata che tocca un dipendente su 3!
Non da meno i tagli negli altri stabilimenti italiani: in quello bergamasco di Costa Volpino 119 esuberi su un totale di 247 dipendenti, il sito di Piombino che occupa 124 dipendenti verrebbe chiuso mentre ad Arcore i tagli sono 64 su 225 dipendenti impiegati.

Le ragioni sono la forte concorrenza estera con la Cina in prima fila, una concorrenza che obbliga l’azienda a rivedere i propri piani di crescita e ad ottimizzare i siti produttivi per cercare di contenerne i costi aumentandone la produttività.

Una situazione davvero pesante questa della Tenaris che, sebbene da tanti fosse comunque aspettata, certo nei numeri rappresenta una ricaduta sociale ed economica pesantissima.
Pensare a più di 800 persone lasciate a casa senza un lavoro oggi, in bergamasca, nel pieno di una crisi economica mondiale vuol dire non dare segnali di ottimismo alle famiglie che ne saranno coinvolte.

La crisi della Tenaris a mio avviso è il segno che l’attività produttiva in Italia, ma più in generale nella “vecchia” Europa, è ad un punto di svolta: una svolta epocale accelerata sicuramente dalla crisi economica globale che obbligherà i governi a prendere decisioni a loro volta epocali.

Non si può continuare a ripetere che bisogna essere ottimisti, che si è evitato il peggio, che dalla crisi stiamo uscendo: passato il periodo estivo stanno ora venendo al pettine i tanti nodi che prima dell’estate si era tentato di risolvere con ammortizzatori sociali ed altri azioni “tampone”.

Purtroppo la capacità produttiva in Italia, ed anche in bergamasca, non sarà più quella di un paio di anni fa, anche a crisi finita.
Troppa la concorrenza dall’estero ed in particolare dai paesi emergenti che hanno un costo del lavoro di gran lunga inferiore a quello italiano.

Bisogna trovare qualche soluzione come per esempio la riduzione dei costi di produzione in Italia ma anche porre un limite a quei paesi che producono tantissimo senza rispettare norme da noi obbligatorie (e quindi onerose) come quelle sulla sicurezza sul posto di lavoro, sulla tutela sanitaria e pensionistica.

Senza regole precise, certe, uguali per tutti, purtroppo notizie come quella della Tenaris Dalmine non resteranno isolate.
Naturalmente auguriamo a tutti di uscire quanto prima e quanto meglio da questa bruttissima situazione, pensare positivo è d’obbligo in questi frangenti.

(foto presa da http://webstorage.mediaon.it/media/2005/04/dalmine_medium.jpg)

I ristoratori bergamaschi contro le sagre paesane

griglia2.jpgLa calura estiva bergamasca è stata ravvivata da una polemica portata avanti dai ristoratori bergamaschi nei confronti delle tante sagre paesane che si svolgono nel periodo estivo.

Il punto cruciale della lamentela è che oramai nei caldi mesi dell’estate quasi ogni paese organizza una sagra paesana dove la gente puo’ mangiare, ballare e divertirsi, penalizzando così tutte quelle attività commerciali del settore della ristorazione che nello stesso periodo vedono calare i propri clienti.

Prezzi concorrenziali e degustazione di piatti tipici, possibilità di stare all’aperto, di ballare, di partecipare a estrazioni di premi in vari giochi: tanti sono i motivi che portano i bergamaschi a frequentare queste sagre, ma su tutti credo che la causa principale sia l’economicità di queste feste all’aperto.

Da una parte la crisi economica, dall’altra la tradizionale attenzione alle spese dei bergamaschi unitamente alla voglia di divertirsi hanno portato in auge le sagre paesane su tutto il territorio bergamasco, dalle valli ai laghi, dalla bassa pianura alla periferia della città.

Mangiare in una sagra paesana è più economico che al ristorante o in pizzeria: basta fare la prova scegliendo una qualsiasi festa paesana ed un qualsiasi ristorante-pizzeria, anche il piu’ economico, per rendersi conto che il portafoglio si svuota meno scegliendo la prima soluzione.

I ristoratori lamentano i meno rigidi controlli a cui le sagre paesane sono sottoposte rispetto ai loro esercizi commerciali.
Se da un lato questo puo’ anche essere vero, io credo che i ristoratori dovrebbero soprattutto guardare a questo fenomeno per trarne qualche valutazione a loro utile.

I prezzi dei ristoranti sono oramai diventati inaccessibili per molte famiglie, soprattutto quelle che hanno figli, ed anche uscire per mangiare una semplice pizza richiede un esborso che per tanti diventa molto pesante da gestire nell’ambito della più ampia gestione del budget mensile famigliare.

Vanno ridotti i prezzi del menu dei ristoranti o per lo meno create delle offerte che puntino ad invogliare i clienti ad andare al ristorante più spesso, penso per esempio all’ottima iniziativa chiamata Bimbi a sbafo che punta alle famiglie con figli: perche’ solo pochi ristoratori vi hanno aderito?
Eppure la bontà dell’iniziativa (menù scontati per famiglie con figli in ristoranti per tutti i tipi di “tasche”) era indubbia, tanto quanto era lampante la buona pubblicità generata nei riguardi dei ristoratori che vi aderivano.

Insomma, una polemica a mio avviso un poco stucchevole che lascia il tempo che trova, meglio sarebbe investire queste energie per migliorare la propria offerta e studiare nuove soluzioni di vendita del proprio prodotto (per esempio quanti ristoranti “usano” il web per attirare i clienti???).

 

(foto presa da http://www.prolocolgiate.it/immagini/mongolfiere/griglia2.jpg)

La crisi economica a Bergamo: quali soluzioni?

Industria tessile.jpgBergamo era fino a qualche anno fa un’isola felice nel mercato del lavoro: disoccupazione su tassi talmente bassi da risultare quasi inesistente, piccole imprese che sorgevano ovunque, tantissimi piccoli artigiani, possibilità’ lavorative in quantità in diversi settori, su tutti quello metalmeccanico e manifatturiero.

Bergamo, come buona parte della Lombardia, attirava lavoratori anche da fuori provincia e fuori regione.
Trovare lavoro in bergamasca voleva dire assicurarsi un’occupazione a lungo termine, “assicurare il proprio futuro”, tanto per capirci.

Ad un certo punto sono iniziati i primi scricchiolii: il manifatturiero, soprattutto il tessile, ha cominciato a soffrire la concorrenza di paesi a basso costo del lavoro, Cina su tutti, e poi negli scorsi mesi anche a Bergamo è arrivata la crisi peggiore degli ultimi cento anni, quella che ha messo in ginocchio tutta l’economia mondiale.

Se fino a qualche anno fa i lavoratori in esubero da aziende in crisi potevano trovare sbocchi lavorativi in altri settori come per esempio in quello commerciale (a causa del fiorire come funghi di diversi centri commerciali in tutta la provincia), oggi purtroppo anche questa possibilità di ricollocamento sembra essere arrivata al capolinea.

A Bergamo e provincia la crisi c’è, ed è tanta.

Non passa giorno che sui media locali non appaiano notizie di aziende che aprono procedure di cassa integrazione o mobilità per i propri dipendenti e purtroppo questo trend non sembra essere ancora finito, checchè ne dicano i nostri cari politici.
La crisi continua a mietere vittime, a far fallire aziende ed a lasciare centinaia se non migliaia di persone senza lavoro.

Ma si può uscire da questa crisi, oppure non resta che assistere impotenti a questo stillicidio di attività produttive?

Da questa crisi possono nascere nuove opportunità, ci ripetono politici, economisti ed analisti finanziari, e qualcuno sembra crederci, per la verità.

La globalizzazione ha spostato inevitabilmente le produzioni di prodotti di bassa qualità nei paesi a piu’ basso costo del lavoro, come quelli del sud-est asiatico o del nord-africa, per cui una soluzione appare quella di puntare su produzioni di alta qualità tecnologica e quella di “scovare” nuove opportunità di business, nuovi settori non ancora sfruttati a dovere.

Uno di questi settori è il turismo.

Bergamo possiede diversi fattori che fanno credere che il turismo locale possa diventare una risorsa importante;
bellezze naturali e paesaggistiche come il lago d’Endine e quello di Iseo e le sue valli; bellezze artistiche come Bergamo Alta (ma non solo); un’aeroporto che vanta diversi milioni di turisti ogni anno.endine.jpg

Coordinare queste risorse tra loro potrebbe realmente aiutare il turismo locale a decollare creando importanti opportunità di business e soprattutto aumentando le risorse impegnate in questo settore.

Secondo me occorre promuovere Bergamo soprattutto all’estero, pensare alla creazione di pacchetti turistici all-inclusive a prezzi concorrenziali che portino turisti da ogni parte d’Europa e del mondo sulle sponde dei nostri laghi, negli alberghi delle nostre valli, nei musei della nostra città.

Personalmente non credo che questa sia fantascienza, anzi, sono convinto che se chi vuole investire in questo settore riceverà un’adeguato supporto dalle istituzioni attraverso incentivi alla creazione di strutture ricettive e soprattutto di attività turistiche (mostre, percorsi turistici) allora gli effetti positivi saranno davvero tanti.

In lontananza si intravede già Expo 2015, evento di portata mondiale che calamiterà milioni di persone a Milano e nelle città vicine, come la nostra.
Se sfruttato a dovere questo evento potrà offrire ulteriori soddisfazioni in questo ambito.

Sapremo noi bergamaschi inventarci (e re-inventarci) nuove opportunità in questo settore?
Io credo di sì, e voi?
Avete qualche idea più precisa e concreta in merito?

 

(foto presa da http://www.apfg.it/public/image/Industria%20tessile.bmp

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/d5/Lago_endine_sponda_occidentale_veduta_da_Ranzanico_lago_02.jpg)