Neve e freddo, anche Bergamo soffre

ICE%2B093bb.jpgEra stata tanto invocata nelle scorse settimana a partire dal canonico avvio della stagione sciistica che solitamente cade nella settimana dell’Immacolata, ma adesso ne è arrivata un pò troppa.

Stiamo parlando della neve, come avrete sicuramente già capito, che nelle ultime giornate ha innevato col suo manto bianco città e provincia, laghi e montagne, pianura e colli, ma soprattutto si è accompagnata ad un freddo che in molti non hanno esitato a definire polare.

A fare notizia sono così i danni ed i guai procurati dal gelo che oramai da diverse notti non scende, anzi sale sopra i -10 gradi celsius.

Un freddo che ha causato danni a ripetizione: tubature dell’acqua scoppiate con conseguente privazione dell’utilizzo dell’acqua (ed i caloriferi diventano quindi inutili ed inutilizzabili), strade ghiacciate e difficilmente praticabili, mancata consegna di frutta e danni all’agricoltura con conseguente aumento dei prezzi, ed in generale disagi a volontà.

Ma anche aziende costrette a chiudere per la mancata erogazione del gas, con conseguente cassa integrazione dei dipendenti (come se in questo periodo già non ce ne fosse abbastanza…).

Una mancata erogazione che stride con esercizi commerciali che, nonostante i diversi gradi sottozero, lasciano le porte dei loro negozi aperte tutto il giorno con lo spreco di riscaldamento che è facile immaginare (mi chiedete dove? Basta fare qualche km e andare in un outlet di una provincia a noi vicina…)

Forse che non siamo più abituati ai ritmi della natura, soprattutto quando quest’ultima si spinge un pò oltre ai soliti limiti stagionali?

Beh, secondo me è proprio così. E’ anche così.
Basta vedere cosa accade quando piove per diverse ore: non piogge torrenziali ma piogge continue che in poche ore creano ingrossamenti dei corsi d’acqua e allarmi per imminenti rischi idrogeologici.

La cara, povera Madre Natura è stata tanto maltrattata e violentata nel corso degli anni che quando si risveglia ed alza la testa… son dolori per tutti.

In questo particolare caso è sì vero che l’attuale gelo è a livelli record, ma è altrettanto vero che abitiamo in una provincia per buona parte a carattere montoso, con diverse valli e diversi rilievi anche sopra i 3000 metri quindi… non siamo proprio una città di mare, non avvezza a certi avvenimenti atmosferici estremi.

E poi, diciamola tutta… siamo in inverno!!!
Non è che in questa stagione possiamo aspettarci temperature tiepide e primaverili!  Un pò di freddo, neve e gelo ci sta pure.
Certo non ai livelli ai quali ci stiamo abituando in questi ultimi 4-5 giorni, questo è chiaro, ma io credo che d’inverno qualche grado sotto la media abituale ogni tanto possa anche succedere che si verifichi.  Così come d’estate capita di andare qualche grado sopra la media stagionale.

Insomma, tutto questo per dire che da un lato stiamo sì vivendo giornate particolari che ricorderemo probabilmente negli anni a venire per via dei disagi e dei numeri record, dall’altro lato mi sembra che l’uomo si stia disabituando al confronto con Madre Natura, ad accettare che questa ogni tanto tiri un pò la corda e ci costringa a situazioni anche un pò al limite.

Non la pensate così anche voi?

 

(foto presa da http://2.bp.blogspot.com/_TwZAee1rdWE/TQzAxjCRYWI/AAAAAAAACrs/sKc8cqBR8QQ/s1600/ICE%2B093bb.jpg)

La crisi dei centri commerciali

centro-commerciale.jpgNei giorni passati si parlava tra colleghi di come nei week-end fosse quasi impossibile metter piede in un centro commerciale per andare a far spesa (o a comprare regali) causa il grandissimo affollamento di persone, ma anche di come tanti negozi rimanessero desolatamente vuoti con le commesse in attesa vana di qualche cliente.

Tanta gente a spasso nei viali centrali dei centri commerciali, qualcuno che curiosa all’interno dei negozi ma acquisti pochi, molto pochi.

La causa la conosciamo tutti ed è inutile ricamarci, è la crisi economica che oramai da 3 anni affligge l’Europa e più in generale i paesi aderenti all’euro, ma soprattutto quelle economie oramai mature (e sature) come la nostra.

La crisi finora ha colpito duramente e se anni fa era raro udire di qualche amico o parente in cassa integrazione o in mobilità, oggi è quasi una abitudine: quasi ogni giorno si legge di aziende in crisi, di cassa integrazione ordinaria o straordinaria, di mobilità, di contratti di solidarietà, di licenziamenti.

Sarà un Natale duro sotto questo punto di vista perchè il futuro prossimo – leggasi 2012 – si annuncia simile se non peggiore a quanto visto fino ad oggi.
La manovra economica che il governo Monti ha varato (ed è la quinta quest’anno, alla faccia di chi raccontava in giro che eravamo un paese di benestanti e che la crisi non esisteva…) rende ancor più difficile pensare al domani, ad un futuro di servizi gratuiti e poche tasse da pagare, con una busta paga più pesante perchè alleggerita da tasse e balzelli vari.

I centri commerciali sorti a bizzeffe negli anni erano diventati le nuove cattedrali del consumismo, la prova provata che il nostro paese era benestante e dedito al consumismo, e più centri commerciali aprivano più si tendeva a pensare che quel territorio fosse una terra ricca, popolata da benestanti e foriera di lavoro e benessere.

Quelle stesse cattedrali del consumismo oggi vivono sulla loro pelle la crisi di quel sistema che le ha generate e si ritrovano così ad essere popolate da tantissime persone con pochi soldi in tasca, ed ancor meno possibilità di spendere.
I saldi già partiti ancor prima del passaggio del Natale sono solo l’ultimo segnale disperato di un consumismo che sembra essere al tramonto, maturo come sono mature le economie che lo hanno proposto per tanti anni.

La crisi economica a Bergamo: quali soluzioni?

Industria tessile.jpgBergamo era fino a qualche anno fa un’isola felice nel mercato del lavoro: disoccupazione su tassi talmente bassi da risultare quasi inesistente, piccole imprese che sorgevano ovunque, tantissimi piccoli artigiani, possibilità’ lavorative in quantità in diversi settori, su tutti quello metalmeccanico e manifatturiero.

Bergamo, come buona parte della Lombardia, attirava lavoratori anche da fuori provincia e fuori regione.
Trovare lavoro in bergamasca voleva dire assicurarsi un’occupazione a lungo termine, “assicurare il proprio futuro”, tanto per capirci.

Ad un certo punto sono iniziati i primi scricchiolii: il manifatturiero, soprattutto il tessile, ha cominciato a soffrire la concorrenza di paesi a basso costo del lavoro, Cina su tutti, e poi negli scorsi mesi anche a Bergamo è arrivata la crisi peggiore degli ultimi cento anni, quella che ha messo in ginocchio tutta l’economia mondiale.

Se fino a qualche anno fa i lavoratori in esubero da aziende in crisi potevano trovare sbocchi lavorativi in altri settori come per esempio in quello commerciale (a causa del fiorire come funghi di diversi centri commerciali in tutta la provincia), oggi purtroppo anche questa possibilità di ricollocamento sembra essere arrivata al capolinea.

A Bergamo e provincia la crisi c’è, ed è tanta.

Non passa giorno che sui media locali non appaiano notizie di aziende che aprono procedure di cassa integrazione o mobilità per i propri dipendenti e purtroppo questo trend non sembra essere ancora finito, checchè ne dicano i nostri cari politici.
La crisi continua a mietere vittime, a far fallire aziende ed a lasciare centinaia se non migliaia di persone senza lavoro.

Ma si può uscire da questa crisi, oppure non resta che assistere impotenti a questo stillicidio di attività produttive?

Da questa crisi possono nascere nuove opportunità, ci ripetono politici, economisti ed analisti finanziari, e qualcuno sembra crederci, per la verità.

La globalizzazione ha spostato inevitabilmente le produzioni di prodotti di bassa qualità nei paesi a piu’ basso costo del lavoro, come quelli del sud-est asiatico o del nord-africa, per cui una soluzione appare quella di puntare su produzioni di alta qualità tecnologica e quella di “scovare” nuove opportunità di business, nuovi settori non ancora sfruttati a dovere.

Uno di questi settori è il turismo.

Bergamo possiede diversi fattori che fanno credere che il turismo locale possa diventare una risorsa importante;
bellezze naturali e paesaggistiche come il lago d’Endine e quello di Iseo e le sue valli; bellezze artistiche come Bergamo Alta (ma non solo); un’aeroporto che vanta diversi milioni di turisti ogni anno.endine.jpg

Coordinare queste risorse tra loro potrebbe realmente aiutare il turismo locale a decollare creando importanti opportunità di business e soprattutto aumentando le risorse impegnate in questo settore.

Secondo me occorre promuovere Bergamo soprattutto all’estero, pensare alla creazione di pacchetti turistici all-inclusive a prezzi concorrenziali che portino turisti da ogni parte d’Europa e del mondo sulle sponde dei nostri laghi, negli alberghi delle nostre valli, nei musei della nostra città.

Personalmente non credo che questa sia fantascienza, anzi, sono convinto che se chi vuole investire in questo settore riceverà un’adeguato supporto dalle istituzioni attraverso incentivi alla creazione di strutture ricettive e soprattutto di attività turistiche (mostre, percorsi turistici) allora gli effetti positivi saranno davvero tanti.

In lontananza si intravede già Expo 2015, evento di portata mondiale che calamiterà milioni di persone a Milano e nelle città vicine, come la nostra.
Se sfruttato a dovere questo evento potrà offrire ulteriori soddisfazioni in questo ambito.

Sapremo noi bergamaschi inventarci (e re-inventarci) nuove opportunità in questo settore?
Io credo di sì, e voi?
Avete qualche idea più precisa e concreta in merito?

 

(foto presa da http://www.apfg.it/public/image/Industria%20tessile.bmp

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/d5/Lago_endine_sponda_occidentale_veduta_da_Ranzanico_lago_02.jpg)