Bergamo o Berghem? De gustibus…

berghe.jpgI bergamaschi vanno fieri del loro dialetto, per quanto incomprensibile appaia a chi non e’ non solo bergamasco ma tantomeno lombardo.
Il dialetto bergamasco è una lingua forte, ha suoni aspri, duri, quasi gutturali, tanto che alcuni miei colleghi del sud Italia che hanno sentito dei bergamaschi parlare in dialetto mi dicevano che a loro sembrava quasi simile al tedesco.

A prescindere dalle valutazioni sulla “bellezza” del dialetto bergamasco, dicevo della fierezza dei bergamaschi per la loro lingua, una lingua che fa da ponte e li unisce ai loro “vecchi”, molti dei quali parlano prevalentemente (se non esclusivamente) in dialetto.

Anni fa vennero installati in citta’ ed in provincia dei cartelli che riportavano la denominazione dei comuni e della citta’ in dialetto bergamasco.
Per fare un’esempio, accanto al cartello in lingua italiana “Bergamo” si trovava la versione in bergamasco:
“Bèrghem”.

L’ex-sindaco di Bergamo Bruni fece rimuovere questi cartelli durante la sua permanenza quale primo cittadino della citta’, ma ora che al timone di governo della citta’ e’ salita la Lega Nord assieme al PDL il tema potrebbe riproporsi.
Il condizionale e’ d’obbligo in quanto non e’ detto che questi cartelli appaiano ancora sulle nostre strade, certo e’ che la questione e’ alquanto interessante: e’ giusto installare questi cartelli redatti in dialetto locale? Oppure e’ solo uno spreco di soldi, se non addirittura una scelta di cattivo gusto?

Essere ancorati e legati affettivamente alle proprie radici non e’ una cosa di cui vergognarsi, anzi, al contrario indica che il legame con le proprie radici e’ ancora forte e che lo si vuole mantenere, ed in un periodo come quello presente caratterizzato dall’omologazione dei gusti e delle usanze per via della globalizzazione, il recupero delle proprie radici e delle proprie tradizioni e’ un punto positivo che non va minimizzato.

Il problema e’, come accade spesso in questi casi, se la tradizione viene presa a pretesto politico. In quel caso allora la motivazione che sta alla base di certe scelte svilisce la finilita’ stessa dell’opera.

Tutto sommato personalmente non mi dispiace vedere questi cartelli per strada: a me ispirano simpatia e a volte mi strappano anche un sorriso perche’ la pronuncia dei nomi di alcuni paesi e’ veramente difficile.

Sono un segno distintivo per il nostro territorio, e fanno capire al passante quanto sentita sia ancora oggi l’appartenenza ad un carattere identificativo quale e’ il dialetto della propria citta’ e della propria provincia.

Il dilemma semmai arriva nella stesura delle traduzioni dei nomi dei paesi: il dialetto bergamasco infatti cambia parecchio la propria pronuncia se si passa dalla pianura bergamasca e ci si sposta in valle.
Cambiano i termini, cambia la pronuncia, cambia la traduzione: un patrimonio culturale da non perdere ma da conservare e valorizzare passandolo alle nuove generazioni.

Se i cartelli possono aiutare a far cio’, beh, alura benvengano!

(immagine presa da http://www.ribolla.org/foto/berghem0707.jpg)