Intitolazione del rifugio Mario Merelli al Coca

Mario%20Merelli_profilo_senza%20scritte_GIUSTO.jpgE’ l’ultimo rifugio nel quale aveva dormito, prima di intraprendere la sua ultima, sfortunate escursione alla Punta di Scais in compagnia dell’ex presidente del CAI di Bergamo e suo grande amico Paolo Valoti.

E a lui verrà intitolato diventando così rifugio Mario Merelli al Coca 1981m.

Il giorno 30 settembre si celebrerà la cerimonia di intitolazione con l’inaugurazione della targa a lui intitolata.
Sarà una cerimonia semplice come semplice era il Merelli e come semplice è la montagna e la gente che ci vive e la frequenta.

La cerimonia si terrà alle ore 11, mezzora più tardi la celebrazione della Santa Messa e alle 12:30 il pranzo al rifugio, nella cornice unica di uno dei rifugi più belli e suggestivi delle intere Orobie.

La proposta avanzata da un gruppo di amici di intitolare a lui un rifugio delle Orobie non ha faticato ad essere accettata e votata dal CAI di Bergamo.
Troppo grande il ricordo e l’amore per la montagna che il buon Merelli aveva lasciato impresso nel cuore dei tanti fortunati che l’avevano conosciuto, un esempio per tantissimi giovani – e non – del giorno d’oggi che andava valorizzato e non disperso.

Salire la prossima volta al rifugio Mario Merelli al Coca sarà sicuramente una nuova salita, una nuova escursione, un nuovo esordio, nel ricordo di una persona che tanto bene ha fatto per la montagna, in particolare per le sue montagne bergamasche.

La montagna è la mia vita: ciao Mario Merelli

mario-merelli-alpinista.jpgLa montagna è la mia vita. 
Firmato, Mario Merelli.

Purtroppo attorno alle ore 8 di mercoledì 18 gennaio 2012 il grandissimo alpinista di fama mondiale Mario Merelli ci ha lasciato, andandosene nel modo a mio avviso più bello, più romantico, più poetico ma anche più tragico per un alpinista ed un amante delle montagne come lui: cadendo proprio mentre era in montagna, il posto dove più amava stare, il luogo dove si sentiva vivo e realizzato più che altrove.

Mario Merelli non l’ho conosciuto di persona ma come moltissimi bergamaschi amanti delle nostre incantevoli montagne lui era un pò l’emblema della montagna bergamasca: una voce roca, legnosa, un volto scavato dalla vita e dalla fatica, una roccia segnata dalle intemperie e dalle ore passate arrampicandosi con ogni condizione atmosferica: pioggia, neve, burrasca, sole battente.

Mario Merelli lascia la moglie, la madre, un fratello, ma lascia anche un vuoto tremendo e pesantissimo nell’intera comunità del CAI di Bergamo dove era un amico, un ospite sempre gradito, una guida, un faro.

Merelli ci ha lasciato cadendo sulle montagne dove era stato svezzato, quelle di casa. Poi ha percorso il mondo per affrontare, e vincere, numerose scalate agli 8000 del pianeta, lasciando dietro di sè e dietro le proprio imprese una scia di forte umanità, il ricordo di un uomo che prima di tutto rispetta la montagna e poi, con amore, la sfida e la vince.

Aveva scalato la vetta del mondo, l’Everest, per ben 2 volte, e poi altre montagne ai più sconosciute dai nomi impronunciabili come Annapurna, Kangchenjunga, Dhaulagiri, ed altre ancora.

Vorrei evitare di cadere nella retorica ma con la morte di Merelli l’alpinismo bergamasco ed italiano, ma anche internazionale, perdono un elemento di primissimo piano, un fuoriclasse dal talento cristallino.

Dopo Roby Piantoni purtroppo per Bergamo ed i bergamaschi amanti della montagna c’è questa nuova, dolorosa, straziante perdita.med_20120118_mario-merelli.jpg

Merelli lascia dietro di sè un vuoto enorme, forse incolmabile.
Un vuoto che in queste ore è colmato solo dal dolore, tanto, forte, duro, difficile da affrontare soprattutto per la moglie ed i familiari più stretti. A loro va il pensiero ed una preghiera.

Lascio al ricordo di Merelli con una bellissima poesia a lui dedicata e letta dall’attuale presidente del CAI di Bergamo durante il TG di BergamoTV nell’edizione delle 19:30.

Poche parole, dolci e sentite, che lo descrivono benissimo.

A Mario

Tu stesso eri montagna,
un gigante di pietra
col cuore bambino
e una calma antica
e la voce profonda
di una vallata.

Un volto di uomo
scavato nella roccia:
impossibile dire
dove l’uomo finiva
e in quale frammento
iniziasse la roccia.

Non piangete:
Mario non è caduto:
le montagne non cadono mai.

Di quando in quando
lasciano rotolare un sasso,
per permettere a noi
(gente di poca fede)
di alzare lo sguardo.

Loro invece
se ne stanno fisse lassù,
tra orizzonti infiniti
e voli di aquile
(e nubi e tempeste)
a parlare col cielo.

Ettore