Tocc insema so i coi de Berghem

213915_625500_GVF_3192_11298033_medium.jpgE’ diventata negli anni una tradizione per la nostra città: si tratta della camminata non competitiva organizzata dall’AgeSC – Associazione Genitori Scuole Cattoliche di Bergamo – sui colli di Bergamo.

Da qui il nome Tocc insema so i coi de Berghem, perchè l’obiettivo è quello di riunirsi e camminare per le belle strade della nostra città, in compagnia ammirando la bellezza che ci circonda.

Una camminata aperta a grandi e piccini, pensata e realizzata per le famiglie bergamasche, su percorsi di 6, 12 e 18 chilometri.

La corsa si svolge domenica 18 marzo con partenza fissata all’Istituto delle Suore Orsoline di Somasca di via Broseta 138.

Prima della partenza ci saranno il saluto e la benedizione del vescovo monsignor Francesco Beschi, poi il via della camminata, tutti insieme in allegria.

Le previsioni atmosferiche dovrebbero essere ancora buone e quindi è lecito aspettarsi un buon riscontro in termini di adesioni: chi deciderà di partecipare dovrà versare una quota che verrà poi destinata ad iniziative e progetti dedicati alle scuole cattoliche.

Buona camminata a tutti/e!

La nuova bandiera della Provincia di Bergamo

berghem.jpgUn ritorno al passato, definiamola elegantemente in questo modo la decisione presa dal presidente della Provincia di Bergamo, il leghista Ettore Pirovano, di cambiare la bandiera della Provincia di Bergamo con una nuova che presenta uno sfondo verde (colore della Lega), il logo rosso-giallo della nostra città e – udite udite!!! – la scritta in dialetto bergamasco “Bèrghem”.

Quanta fantasia e quanto lavoro deve essere costato a quelli della Provincia il realizzare una nuova bandiera con questi nuovi tratti!
Immaginiamo che si saranno tenute riunioni su riunioni – ops, riuniù su riuniù – prima di arrivare alla decisione di confermale l’attuale nuova bandiera.

Il perchè di questo cambiamento?
Beh, in quella precedente c’era troppo rosso, ha affermato il presidente Pirovano stando a quanto riportato su Repubblica.it.
Ottima quindi la decisione di togliere il rosso per mettere un bello sfondo verde, simbolo delle nostre verdi (???) valli e dei nostri verdissimi (???) prati della pianura.

Non voglio fare polemiche sterili e scontate ma mi chiedo quale valore possa avere oggi, anno 2010, nel bel mezzo di una crisi economica pesantissima che rischia di lasciare migliaia di bergamaschi a casa senza lavoro, il cambiare la bandiera della Provincia di Bergamo mettendoci il colore simbolo di un partito e una scritta in dialetto bergamasco.
Stiamo cercando da tempo di integrarci con l’Europa, stiamo letteralmente lottando giorno dopo giorno per integrarci ed integrare tra di noi persone giunte da ogni parte del mondo nel nostro territorio in cerca di lavoro e di una vita migliore, e la Provincia di Bergamo cosa fa?
Vira verso una localizzazione dei simboli che la rappresentano.

Una scelta che mi lascia molto perplesso e sconcertato perchè ben altre dovrebbero essere le attività di una Provincia, ben altri i cambiamenti da mettere in atto.
Adesso sono curioso di vedere se questa nuova bandiera verrà accettata da Roma e se quindi potrà essere utilizzata in manifestazioni pubbliche ed ufficiali.

 

(foto presa da http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/135139_nuova_bandiera_della_provincia_tutta_verde_con_brghem/)

Bergamo o Berghem? De gustibus…

berghe.jpgI bergamaschi vanno fieri del loro dialetto, per quanto incomprensibile appaia a chi non e’ non solo bergamasco ma tantomeno lombardo.
Il dialetto bergamasco è una lingua forte, ha suoni aspri, duri, quasi gutturali, tanto che alcuni miei colleghi del sud Italia che hanno sentito dei bergamaschi parlare in dialetto mi dicevano che a loro sembrava quasi simile al tedesco.

A prescindere dalle valutazioni sulla “bellezza” del dialetto bergamasco, dicevo della fierezza dei bergamaschi per la loro lingua, una lingua che fa da ponte e li unisce ai loro “vecchi”, molti dei quali parlano prevalentemente (se non esclusivamente) in dialetto.

Anni fa vennero installati in citta’ ed in provincia dei cartelli che riportavano la denominazione dei comuni e della citta’ in dialetto bergamasco.
Per fare un’esempio, accanto al cartello in lingua italiana “Bergamo” si trovava la versione in bergamasco:
“Bèrghem”.

L’ex-sindaco di Bergamo Bruni fece rimuovere questi cartelli durante la sua permanenza quale primo cittadino della citta’, ma ora che al timone di governo della citta’ e’ salita la Lega Nord assieme al PDL il tema potrebbe riproporsi.
Il condizionale e’ d’obbligo in quanto non e’ detto che questi cartelli appaiano ancora sulle nostre strade, certo e’ che la questione e’ alquanto interessante: e’ giusto installare questi cartelli redatti in dialetto locale? Oppure e’ solo uno spreco di soldi, se non addirittura una scelta di cattivo gusto?

Essere ancorati e legati affettivamente alle proprie radici non e’ una cosa di cui vergognarsi, anzi, al contrario indica che il legame con le proprie radici e’ ancora forte e che lo si vuole mantenere, ed in un periodo come quello presente caratterizzato dall’omologazione dei gusti e delle usanze per via della globalizzazione, il recupero delle proprie radici e delle proprie tradizioni e’ un punto positivo che non va minimizzato.

Il problema e’, come accade spesso in questi casi, se la tradizione viene presa a pretesto politico. In quel caso allora la motivazione che sta alla base di certe scelte svilisce la finilita’ stessa dell’opera.

Tutto sommato personalmente non mi dispiace vedere questi cartelli per strada: a me ispirano simpatia e a volte mi strappano anche un sorriso perche’ la pronuncia dei nomi di alcuni paesi e’ veramente difficile.

Sono un segno distintivo per il nostro territorio, e fanno capire al passante quanto sentita sia ancora oggi l’appartenenza ad un carattere identificativo quale e’ il dialetto della propria citta’ e della propria provincia.

Il dilemma semmai arriva nella stesura delle traduzioni dei nomi dei paesi: il dialetto bergamasco infatti cambia parecchio la propria pronuncia se si passa dalla pianura bergamasca e ci si sposta in valle.
Cambiano i termini, cambia la pronuncia, cambia la traduzione: un patrimonio culturale da non perdere ma da conservare e valorizzare passandolo alle nuove generazioni.

Se i cartelli possono aiutare a far cio’, beh, alura benvengano!

(immagine presa da http://www.ribolla.org/foto/berghem0707.jpg)