Economia Bergamasca ancora in crisi profonda

cisl_13526.jpgI dati sulla situazione occupazionale in terra bergamasca presentati dalla CISL il 3 novembre scorso sono davvero tragici: dal 2008 ad oggi nella nostra provincia hanno perso il lavoro ben 4009 persone, di cui circa un quarto (un migliaio) è riuscita ad agganciare il treno del pensionamento.

Ben 158 le aziende coinvolte in questi 4000 licenziamenti, con ben 34 fabbriche che han dovuto completamente chiudere i battenti lasciando senza lavoro circa 2400 persone.

Ma le cose non migliorano se si guarda in avanti, come si può ben immaginare: sono 2800 i lavoratori a rischio licenziamento nei prossimi 2 anni, perchè dipendenti di aziende che sono in forte crisi e che purtroppo non sembrano vedere una luce in fondo al tunnel.

Si tratterebbe di una ulteriore impennata di questa crisi che oramai da oltre 3 anni colpisce l’intero mondo occidentale, alla faccia di chi continua a sostenere che la crisi non esiste perchè i ristoranti son sempre pieni… vabbè, sorvoliamo che è meglio.

Sempre la CISL ha comunicato che sono ben 23 le aziende che hanno aderito al contratto di solidarietà, coinvolgendo 1047 lavoratori su un totale di una forza lavoro di 1440 persone.

Insomma, dati che lasciano ben poche speranze se guardati nella loro fredda realtà, se esaminati nella loro crudezza.
Purtroppo che l’economia rallenti giorno dopo giorno e che le aziende facciano fatica a sostenere gli attuali organici perchè il lavoro latita, lo sanno tutti (a parte qualche politico…): vi sono naturalmente eccellenze che continuano a lavorare bene e ad assumere anche in questi tempi di crisi, ma sono poche, troppo poche.

Soprattutto lascia basiti la decisione del nostro governo di essere intenti a studiare come rendere più facile i licenziamenti per modernizzare il mercato del lavoro italiano, in nome di quella flessibilità che purtroppo si capisce fin troppo bene che sarebbe a senso unico.
Nel nostro paese non ci sono possibilità di trovare un nuovo lavoro in tempi brevi e mantenendo i livelli reddituali precedenti, com’è possibile quindi pensare di precarizzare ancor più il mondo del lavoro?
Se la gente non guadagna, come si può pensare che consumi, e quindi spenda?
Se un giovane od una famigla non può vivere con un reddito sicuro, per quanto basso, come può pianificare il proprio futuro?

Domande a cui lascio a ciascuno di voi rispondere, sperando che non si intrometta nessun politico…

Economia Bergamasca ancora in crisi profondaultima modifica: 2011-11-14T07:16:00+01:00da admin
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