Apre l’ennesimo centro commerciale in provincia

stezzano.jpgHa aperto un nuovo centro commerciale, a Stezzano: 100 negozi, tra i quali una Esselunga, per un totale di circa 1000 nuovi posti di lavoro.

Una bella notizia?

A mio avviso no.
Primo, perchè di centri commerciali la nostra provincia ne era già dotata, anzi oserei dire sovradotata.
Non credo si sentisse la necessità di un ulteriore centro commerciale, soprattutto nella zona dove è stato aperto: se pensiamo che la distanza tra il nuovo centro commerciale di Stezzano e quelli di OrioCenter e Curno è di pochissimi chilometri, meno di 5, mi chiedo perchè sia stato aperto.

E’ vero che l’apertura di nuovi negozi porta con sè la creazione di nuovi posti di lavoro, ma – e qui veniamo al secondo punto – quanti altri posti di lavoro verranno persi a causa della chiusura di altri negozi, quelli più piccoli che si trovano nei paesi attorno a Stezzano e che inevitabilmente subiranno la concorrenza del nuovo centro commerciale?

Purtroppo l’impressione, ma più che una impressione è una certezza, è che nella nostra provincia manchi un coordinamento di politica commerciale per quel che concerne l’apertura di negozi e centri commerciali.
Va bene dare opportunità commerciali a tutti, ma bisognerebbe anche tutelare quelle piccole realtà, magari storiche, che ad ogni apertura di centri commerciali di grandi dimensioni soffre sempre più di un calo di clienti con relativo fatturato.

Sembra che l’unico modo per creare nuovi posti di lavoro in provincia di Bergamo sia aprire centri commerciali.
Pensiamo alla crisi del tessile in Val Seriana e alla apertura del nuovo centro commerciale che sorgerà ad Albino e che vedrà assorbire parte delle maestranze dichiarate in esubero in una grossa azienda del luogo.
Il fatto positivo è l’apertura dei negozi ma anche qui assisteremo alla chiusura di piccoli negozi nei paesi limitrofi ad Albino, c’è poco da scommettere.

Ultimo punto, questi centri commerciali cominciano a darsi battaglia tra di loro.
Essendo alcuni centri commerciali così vicini tra di loro è inevitabile che la concorrenza non sia solo con i negozi di paese ma anche con quelli di altri centri commerciali.
Il rischio è che in pochi anni ci si ritrovi con cattedrali del commercio deserte che si contendono i clienti a colpi di sconti e offerte sempre più aggressive.
O forse sta già accadendo?

 

(foto presa da http://webstorage.mediaon.it/media/2010/03/126331_489776_TORRI04_8901553_medium.jpg)

Apre l’ennesimo centro commerciale in provinciaultima modifica: 2010-05-03T08:30:00+02:00da admin
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8 pensieri su “Apre l’ennesimo centro commerciale in provincia

  1. sono d’accordo perche’ non ha molto senso avere cosi’ tanti centri commerciali a cosi’ poca distanza. Tra le altre cose al di la’ della guerra dei prezzi generano, nel consumatore mille dubbi e creano frenesia all’acquisto esagerata. Ma ci rendiamo conto che siamo saturi di tutto? E’ inutile correre dietro al consumismo………. Fa male alla salute e al portafoglio

  2. ma non è la ristrutturazione di un centro commerciale già esistente?
    non è forse stato ristrutturato per renderlo più decoroso dopo anni di decadimento?
    sotto un certo aspetto può dispiacere per certe attività nei centri cittadini, piccoli o grandi, quel che è certo i cosiddetti “operai” ci guadagnano se è certo che i centri commerciali si fanno battaglia a suon di sconti……. se la grande distribuzione viaggia con margini del 10/20% il piccolo negozio non sopravvive con margini inferiori al 30/40%. questa diffrenza chi la paga? o chi la deve pagare? pensiamoci!!!!!!!!!!

  3. forse dovremmo pensare che la differenza di prezzo che si paga nel piccolo negozio contiene anche un valore legato al rapporto umano che si creava una volta col commerciante del piccolo paese, e forse dovremmo anche pensare che facendo spesa al centro commerciale non facciamo altro che dare i nostri soldi a grandi multinazionali che pagano al limite della decenza i propri dipendenti, non creando ricchezza sul territorio ma anzi impoverendolo.
    Non è tutta una questione di soldi, è anche una questione di misura, di tradizione

  4. luca, d’accordo, ma allora raccontiamocela tutta…..
    se vai alla esselunga finanzi il comm. caprotti, l’unico imprenditore veramente italiano proprietario di una catena di supermercati.
    se vai alla coop finanzi i comunisti o ex tali…… se vai in tutti gli altri finanzi le multinazionali francesi ecc. che ci fanno la…. guerra economica……
    ragionando così possiamo stare tranquilli perchè allora torniamo alla triplice alleanza e alla triplice intesa con la francia che ci regala…… mussolini per non esserci schierati da subito, nel 1914, con loro x fare la guerra contro gli imperi centrali….. a questo punto la storia sarebbe molto lunga e assai complessa….

  5. Mi sembra che la logica della costruzione dei Centri Commerciali non prescinda da quella in generale dell’imperversare delle costruzioni siano esse civili, industriali o commerciali. I Comuni gradiscono questo genere di attività che porta alle casse comunali ingenti somme (Ici, oneri di costruzione, ecc.) che, nello stato attuale, permette la loro sopravvivenza finanziaria.
    Infatti la campagna diminuisce sempre di più.
    E questo va a scapito dei piccoli negozi ma anche dei centri storici che vengono progressivamente abbandonati, lasciati degradare e successivamente affittati a “poveri” disperati.
    Torniamo all’argomento:
    Concorrenza tra negozi dei C.C.: NESSUNA
    Le grandi superfici vengono occupate dalla G.D. (Iper, Auchan, Esselunga, Bennet) che assicurano il flusso dei visitatori, ma i prezzi sono esattamente quelli che si trovano negli stessi punti vendita degli altri centri commerciali. A tal proposito basta verificare i volantini distribuiti.
    Altri spazi vengono ceduti in franchising: i marchi sono sempre gli stessi ( spesso queste società sono anche partecipate dal costruttore), in modo da garantire l’occupazione degli spazi, mentre il successivo problema economico/finanziario viene ribaltato sull’affiliato, il quale non avrà grandi margini di manovra sui prezzi per evitare di danneggiare il “marchio” presente in altri Centri.
    Nel caso del nuovo centro commerciale il bacigno di utenza è ancora assai interessante. Cosa dire per esempio, di quelli di Cortenuova o Calcinate?
    Quindi non facciamo sogni di gloria sulla battaglia dei prezzi accontentiamoci degli aspetti positivi immediati: consideriamoli nuovi “centri di aggregazione” perchè andrà a finire che i Comuni limitrofi organizzeranno navette gratuite per anziani dove d’estate troveranno aria condizionata e d’inverno riscaldamento assicurato e per l’occupazione. A stezzano ho visto tante facce giovani che sapevano tanto di prima occupazione…

  6. Avete ragione, sarà che io mi sento un pò un inguaribile romantico e mi si strugge il cuore nel vedere la chiusura dei piccoli negozi di paese.
    Ho abitato fino a poco tempo fa in un paese a ridosso del centro commerciale di Curno e in pochi anni il centro del paese è morto, sono rimaste una banca, una pizzeria d’asporto e un paio di bar.
    Chiamarla desolazione è poco, che vi posso dire?

  7. Guarda, Luca, il problema non è sentimentale, il problema è economico.
    Da una parte c’è il costo dei prodotti. Le aziende dei grandi centri commerciali hanno una struttura di acquisti economicamente più efficace, non fosse altro per le quantità della merce acquistate e venduta. Un negozio di quartiere non può competere con quei volumi di acquisto ed ha quindi un potere di negoziato di gran lunga inferiore con i suoi fornitori e non può nemmeno sognare di risalire la fonte e di comprare direttamente dal produttore, che spesso è all’estero. Inoltre il costo della struttura (comunque lo guardi: al metro quadro, per volume di affari, per unità di tempo) è molto superiore a quello dei grandi centri commerciali, per via delle minori spese di personale e di occupazione del terreno. La lotta è impari. Il risultato è che tutti mugugniamo contro i mastodonti, ma alla fin fine è lì che andiamo a comprare, per pagare anche il 50% in meno.
    E d’altra parte queste grosse strutture, riducendo i bisogni di personale arrecano un grave danno alla situzione occupazionale, erodendo le parti di mercato dei negozi di quartiere che ti stanno tanto a cuore e facendo chiudere tanti di loro.
    Cosa è meglio? Chi è disposto a pagare più caro le sue compere per salvare il lavoro di chi è impiegato in un sistema economicamente inefficace? Come vedi, il problema non sono i sentimenti ma il vil denaro.

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