Nuovo Ospedale, missione trasloco: compiuta!

Bergamo.jpgTrasloco finito!

Quella che sembrava una impresa irrealizzabile, rimandata più volte per cause diverse e che sembrava essere stata forzata per motivi politico-elettorali si è invece rivelata un successo in piena regola.

In 6 giorni, ovvero nella tempistica prestabilita, tutti i reparti con i relativi degenti sono stati traslocati nella nuova struttura, in quello che è diventato un avvenimento storico a tutti gli effetti.

Sono stati ben 368 i pazienti trasferite nel nuovo Beato Papa Giovanni XXIII in meno di una settimana con una media di oltre 60 pazienti al giorno.
Nel nuovo ospedale si è anche già celebrato il primo nato, un bel bambino di nome Alessandro e non poteva essere diversamente visto che quello è il nome del patrono della nostra Bergamo.

Adesso l’operatività è tutta nella nuova struttura, quella vecchia si avvia pian piano allo spegnimento progressivo.
Un momento sicuramente storico, felice e gioioso per il nuovo ospedale ma triste e malinconico per i vecchi Ospedali Riuniti di Bergamo.
Dopo decenni di operatività il vecchio ospedale va definitivamente in pensione, cercando per sè una nuova vita ed una nuova destinazione che ad oggi appare ancora nebulosa, visto che tutte le aste per la vendita degli stabili sono sempre andate deserte.

Per il vecchio ospedale si chiude un’epoca e già rimbalzano le notizie dei negozi attorno al vecchio ospedale che denunciano, come era ampiamente preventivabile e preventivato, un calo verticale di lavoro.

Tutto si sposta attorno alla nuova struttura, il trasloco dei degenti porta con sè opportunità anche sotto l’aspetto lavorativo.

Nei primi giorni non mancheranno i problemi, gli assestamenti necessari quando ci si sposta in ambienti nuovi, l’augurio è che tutto possa andare per il verso giusto e che tutti i problemi che fin qui hanno accompagnato il nuovo ospedale di Bergamo possa rimanere relegati al passato.

Treni e ferrovie: quanti disagi per pendolari e studenti bergamaschi

f8e8b8c497b79c6187d1e23686f91c78508d04cd79336.jpgQuesta volta i disagi causati a migliaia di pendolari da parte di Trenord sembrano aver superato ogni limite.

E’ notizia nota credo a tutti quello che è successo pochi giorni fa dopo l’adozione da parte di Trenord di un nuovo software per la gestione dei treni e del personale: treni mai partiti causa mancanza del personale, enormi ritardi, centinaia di pendolari arrivati sul posto di lavoro con ritardi molto pesanti se non addirittura mai giunti a destinazione.

I danni stimati dall’adozione di questo nuovo software sono stati stimati attorno ai 3 milioni di euro circa al giorno. Al GIORNO!!!
In pratica invece di migliorare una situazione già pessima da anni, se non da decenni, il nuovo software ha praticamente dato la mazzata finale a tutto il sistema, quello che genera danni incalcolabili – quelli sì! – alle coronarie di tutti i pendolari, che anche nella nostra provincia sono tantissimi.

Personalmente sono stato pendolare per circa 2 anni sulla tratta Albano S. Alessandro – Greco Pirelli e già 10 anni fa si era ben oltre il livello della decenza: treni che non arrivavano o arrivavano con pendolari stipati come bestie mandate al macello, treni che non partivano, annunci che non venivano dati se non con diversi minuti di ritardo, treni che si fermavano in una stazione e da lì non ripartivano se non dopo 10-15 minuti di inspiegata attesa, e per concludere MAI una sola volta che il treno raggiungesse la sua destinazione in orario, o con non più di 5 minuti di ritardo.

Insomma, uno scenario che definire da terzo mondo sarebbe offensivo per qualsiasi paese appartenente al terzo mondo.

Gli enormi disservizi di questi giorni sembrano aver trapassato ogni pazienza nei confronti del trasporto pubblico, con danni incalcolabili riversati sulle spalle di studenti e lavoratori: ritardi che costano ore di stipendio non riconosciute giustamente dalle aziende ai loro lavoratori, ma soprattutto rabbia, senso di impotenza e scoramento che non potranno mai essere calcolati e risarciti, assieme a quel senso di insicurezza che si genera in ogni pendolare ancor prima di arrivare in stazione: riuscirò a prendere il treno oggi? Partirà o verrà soppresso? Quanti minuti di ritardi accumulerò anche oggi?

Trenord parla di giusti rimborsi dovuti ai pendolari – loro clienti – per i disagi arrecati, a me sembra più corretto, giusto ed auspicabile una vera e propria class action nei confronti di un servizio che giornalmente si rivela un disservizio.
Rimborsare significa chiudere una piccola falla in un contesto disastroso, e poi come verranno calcolati e da chi questi rimborsi?

Durante la mia esperienza ricordo che tenevo un diario giornaliero sul quale annotavo i ritardi dei treni della mia linea e puntualmente alla fine del mese il valore era molto più alto di quello calcolato dai gestori della linea ferroviaria, e così puntualmente non veniva mai riconosciuto alcun rimborso.

Che si sia finalmente arrivati ad una resa finale dei conti?
Io non ci credo…

 

 

(foto presa da http://www.infooggi.it/public/foto/articoli/f8e8b8c497b79c6187d1e23686f91c78508d04cd79336.jpg)

Fa discutere l’aspirante avvocato Stendardo

382308_828452_Stendardo1_14267426_medium.jpgQuanti sono i calciatori professionisti italiani laureati?
Quelli famosi, quelli che giocano in serie A guadagnando centinaia di migliaia di euro se non addirittura qualche milione di euro l’anno?

Pochi, pochissimi: Chiellini della Juventus è uno dei pochi, anni fa fece notizia Pecchia, centrocampista che giocò tra le altre nella Juve e nel Napoli.

Settimana scorsa ha fatto notizia Stendardo, il centrale difensivo dell’Atalanta: per sostenere l’esame di Stato per diventare avvocato ha chiesto un permesso alla sua squadra, come fa ogni lavoratore dipendente e, nonostante il suo allenatore l’abbia inserito nella lista dei convocati per la partita di Coppa Italia a Roma contro la compagine romana, lui non ha esitato a preferirgli l’esame per diventare avvocato.

Tramite i media è trapelato il disappunto di Colantuono: l’esame poteva aspettare, Stendardo è un giocatore professionista in piena attività e per questo motivo prima andavano curati gli interessi sportivi della sua società, i suoi studi venivano in un secondo momento.

Altri invece hanno lodato il comportamento di Stendardo perchè è rarissimo che uno sportivo professionista studi durante gli anni della sua attività sportiva fino ad arrivare alla laurea.

Dove sta la verità? Chi ha ragione e chi torto?

Ognuno ha facoltà di decidere per sè, ciascuno ha il suo giudizio ed è giusto che sia così.

Certo è che quello che lascia un pò spiazzati è il silenzio della società Atalanta, quella stessa società che mette in primo piano la scuola per tutti i suoi giovani tesserati tanto da premiare i più studiosi a discapito di quelli che la scuola la trascurano per il calcio.

Ci si aspettava un altro atteggiamento dai dirigenti dell’Atalanta, ci si aspettava un pò di comprensione per un ragazzo che seppur diventato ricco grazie al fatto di poter giocare a calcio di professione nel massimo campionato di calcio italiano, ha deciso di sacrificare spazi importanti del proprio tempo per costruirsi un futuro impegnato al di fuori del mondo pallonaro.

 

(foto presa da http://lightstorage.ecodibergamo.it/media/2012/08/382308_828452_Stendardo1_14267426_medium.jpg)

La triste epopea degli Speed-check

speed-check5.jpgAvete presente quei totem arancioni che sono spuntati negli ultimi anni in tantissimi paesi della provincia di Bergamo?

Si chiamano (o è meglio usare il passato – chiamavano?) speed-check ed erano stati pensati come dissuasori o autovelox per quegli automobilisti dal piede solitamente pesante.

Servivano a rendere più sicure strade di paese con attraversamenti critici in vicinanza di scuole o piazze o comunque strade dove sorgono diverse abitazioni.

Chi sgarrava veniva fotografato e riceveva una bella contravvenzione a casa, da pagare e da ricordare per non incappare una seconda volta nello stesso errore.

Beh, il mese scorso gli speed-check hanno ricevuto una bocciatura ufficiale da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il quale non gli ha riconosciuti come manufatti “ufficiali” per adempiere alle funzioni per le quali erano stati acquistati.

Gli speed-check ti pizzicano mentre transiti davanti a loro ad una velocità non consentita?
Ebbene, se non vieni fermato subito da un agente della polizia locale allora quella contravvenzione non ha valore, la contesti sicuro di averla vinta.

Quando ho letto questa notizia mi sono stupito: ma come, decine se non centinaia di speed-check sono stati acquistati negli ultimi anni da tantissimi Comuni ed ora ne esce che non sono regolari?
Ma allora tutti quegli automobilisti che hanno ricevuto – e pagato – una contravvenzione negli scorsi mesi ora possono fare ricorso?

E tutti i soldi pubblici – PUBBLICI! – spesi per acquistare queste colonnine arancioni… chi ce li rimborserà?
Come è possibile che decini di amministratori della cosa pubblica abbiano acquistato oggetti non funzionali? Non ritenuti a norma dallo stesso Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti!

Negli ultimi giorni, passando accanto a diversi di questi speed-check, ho mestamente notato come siano praticamente tutti vuoti, al loro interno.

Sono stati letteralmente svuotati, oggi non resta che l’involucro arancione di plastica a fare bella (?) figura di sè lungo le strade della nostra provincia ma la loro utilità è praticamente nulla, quindi basta automobili e camion e moto che rallentano in prossimità degli stessi ma tutto è tornato come prima, si può tranquillamente scorrazzare ad alta velocità in barba a questi non più utili dissuasori.

Un’epopea triste, sconsolante, di certo rappresentazione di come in questa nostra povera Italia si navighi a vista anche quando si tratta della sicurezza dei cittadini, adottando misure non regolari perchè mai regolamentate spendenso soldi di tutti salvo poi scoprire che sono stati – quasi sicuramente – soldi buttati.

Il nuovo ospedale Papa Giovanni XXIII prende vita?

ospedale.jpgMetà gennaio 2013: è questa la data entro la quale il nuovo ospedale Papa Giovanni XXIII sarà operativo.

La data è quella presentata durante l’incontro in Prefettura con il direttore generale Carlo Nicora, le Rsu dei lavoratori e dipendenti dei Riuniti.

I collaudi sono in fase di ultimazione e i traslochi partiranno – dita incrociate sperando che non escano notizie poco buone dell’ultima ora – il giorno 10 dicembre.

Primi a muoversi saranno gli uffici amministrativi, forse la parte più “semplice” da spostare nel nuovo ospedale.
Dopo gli amministrativi tocchera ai primi ammalati, dal 15-17 dicembre 2012.
Si stima circa 1 settimana di tempo per far traslocare qualcosa come 600 degenti.

Considerando il periodo, ovvero un mese freddo come dicembre,  speriamo che una settimana sia sufficiente e che questi sfortunati malati (sia per lo stato di salute che per la congiuntura legata al trasloco) non risentano della movimentazione da un ospedale all’altro.

Una volta completato lo spostamento dei malati, si potrà festeggiare il Natale nella nuova struttura. Finalmente!

Per un ospedale che sta invecchiando da tanto, troppo tempo senza nemmeno essere stato aperto, che la sera si illumina di luci per non ospitando nessuno, sarebbe davvero un bel traguardo quello di poter prendere vita prima della chiusura del 2012.

Un traguardo che in qualche articolo qualcuno ha criticato perchè sarebbe troppo affrettato, figlio del periodo pre-elettorale per le elezioni in Regione, ma che a mio avviso è invece auspicabile visto il tempo – troppo – che si è già sprecato fino ad oggi, ed i solti – troppi – spesi.

Certo la storia di questo ospedale è nata male, malissimo, l’augurio è che il proseguo sia migliore.

La crisi taglia anche il prestito interbibliotecario?

camion.jpgChi ama i libri e frequenta, magari anche non assiduamente e regolarmente, le biblioteche di Bergamo e provincia conosce il servizio di prestito interbibliotecario provinciale.

Attivo nelle biblioteche della provincia, il servizio permette agli utenti registrati di poter prenotare da casa un libro, un manuale, una guida che non hanno trovato all’interno dell’offerta della propria biblioteca di riferimento o che non era al momento disponibile perchè già in prestito.

Un servizio molto apprezzato come si può facilmente capire perchè permette all’utente di avere a propria disposizione una biblioteca virtualmente quasi infinita, con tutte le novità più recenti ed anche i libri più difficili da cercare sempre (o quasi) a propria disposizione.

Purtroppo la crisi economica con i relativi tagli stanno mettendo a rischio anche questo apprezzatissimo servizio.
Servizio che, tutto sommato, non dovrebbe nemmeno comportare spesi ingenti se non quelle della benzina delle vetture che spostano i libri tra le varie biblioteche aderenti al servizio.

A Bergamo questo servizio collega i 5 sistemi intercomunali di tutta la provincia al sistema urbano della città permettendo così di avere un’unica libreria bergamasca dotata di migliaia e migliaia di libri pronti a raggiungere i loro lettori.

Un servizio utilissimo soprattutto per quelle piccole comunità che o non hanno una loro biblioteca comunale, oppure se ce l’hanno non possono permettersi di avere un numero fornito di libri e soprattutto le ultime novità letterarie.

I dati dicono che nel 2011 sono stati oltre 217 mila i lettori registrati che hanno usufruito di questo servizio, per un prestito complessivo di oltre 2 milioni di libri.
Oltre 400 mila i libri che si sono spostati da una biblioteca all’altra.

La speranza naturalmente è quella che almeno questo servizio non venga toccato perchè si andrebbe ad eliminare una eccellenza apprezzatissima ed utilissima da migliaia di bergamaschi.

Anche perchè, alla luce di tutte le sconcezze causate dalla classe politica di ogni livello, per una volta tanto sarebbe auspicabile che a pagare fossero loro e non sempre noi normali cittadini.

Motocross ed enduro sui sentieri montani?

384682_832225_SF02000000_14306115_medium.jpgLa polemica ha impiegato poco tempo ad accendersi in questo caldo ed afoso mese di agosto: la bomba è esplosa quando si è sparsa la notizia dell’organizzazione di una gara di enduro a Bossico.

La polemica nasce dal fatto che gli ambientalisti (ma non solo loro…) si sono detti contrari a questo tipo di gare su sentieri montani in quanto i danni causati dalle moto in gara sarebbero significativi. Ed inutili.

Per diritto di cronaca anche la  Valli Bergamasche revival  del 15 e 16 settembre prossimi che si terrà in alta Val Brembana (Foppolo) è entrata a far parte di questa polemica.

Wwf Bergamo, Orobievive e altre associazioni sostengono che i comuni non dovrebbero concedere il nullaosta per manifestazioni di questo tipo in quanto solamente dannose per sentieri e natura.

Non basta l’impegno dichiarato da parte degli organizzatori di ri+sistemare e ripristinare i tracciati coinvolti dalla gara, la polemica è ormai montata e sembra destinata a protrarsi nel tempo con le 2 fazioni (associazioni naturalistiche da una parte, motociclisti ed enduristi dall’altra) a contendersi la ragione.

Che dire?

Non entro nel merito della polemica sulle 2 gare in questione ma una testimonianza, seppur non legata a delle competizioni, voglio darla.

Nel secondo week-end di agosto mi trovavo sul sentiero 101 nei paraggi di Cà San Marco e ho ricevuto la visita di 2 moto che lo percorrevano scendendo dal Passo Verrobbio, in direzione Cà San Marco.
Da lì sono poi tornate nuovamente sui loro passi per tagliare verso la Piana delle acque nere in direzione del Pescegallo.

In quel caso il sentiero è abbastanza stretto e ripido e non protetto da alberi sul lato più scosceso e quando lo si percorre assieme a bambini e ci si trova di fronte 2 moto… beh, la situazione non è sicuramente delle più piacevoli.

Inoltre il sentiero ne risente, inutile negarlo!
Sassi che vengono mossi (col rischio che cadano di sotto e possano far male a qualcuno), buche che vengono aperte o ingrandite, puzza di benzina e rumore assordante.

Ecco, mi basta questo per dire che NO, sui sentieri delle nostre montagne le moto non ci devono andare.
In altre nazioni (Austria in primis) tutto questo non è permesso e addirittura in alcune zone si vieta l’accesso anche alle mountain bike per poter preservare al meglio i sentieri agli escursionisti.

Riflettiamoci un pò tutti insieme, lasciando da parte i preconcetti che ci portiam dietro da sempre e conserviamo almeno i nostri bellissimi sentieri montani.  Almeno quelli!

Anche a Bergamo raccolta firme pro-referendum

Referendum-stipendi-doro-586x377.jpgSembrava una bufala, una delle tante che girano ciclicamente sulla blogosfera, ed invece è tutto vero: mi riferisco all’invito che tanti di voi (mi auguro tutti!) avranno ricevuto via email o sul proprio account Facebook che invita ad andare a firmare nel proprio ufficio comunale la scheda per il referendum atto a raccogliere le firme per tagliare lo stipendio (dorato) dei nostri parlamentari.

Purtroppo questa raccolta firme, come c’era da aspettarsi, è passata in silenzio: nessun mass media si è preso la briga ed il rischio di metterci la faccia parlandone ai propri lettori/spettatori, ed ecco che così siamo velocemente giunti al termine della raccolta firme che è fissato per il giorno 26 luglio.

Mancano ancora pochi giorni – la scadenza è fissata al prossimo 30 luglio – e quindi val la pena di darsi una mossa, se vogliamo davvero arrivare al referendum che ci darà la possibilità di decidere un taglio a quell’oltraggio che è la “paghetta” dei nostri onorevoli.

Da quello che tanti firmatari dicono, in alcuni comuni addirittura gli impiegati comunale non sapevano nemmno dell’esistenza di questa raccolta firme.
Poco alla volta però la coltre di silenzio attorno a questo evento sembra essersi sollevata e tanti hanno esercitato questo loro diritto.

Un’occasione d’oro di tagliere gli stipendi d’oro che i nostri parlamentari e senatori rifiutano di tagliarsi da soli (alla faccia di tante promesse mai mantenute di chi voleva scendere su Roma per realizzare cambiamenti di questa natura).
Diamoglielo noi un bel taglio!

Class action atalantina contro Doni

Una class action ad opera dei tifosi della Dea contro Cristiano Doni: negli ultimi giorni questa notizia ha avuto spazio sui media locali suscitando opinioni diversi tra i tifosi e la gente “normale”.

Alla base dell’iniziativa c’è il desiderio di un gruppo di tifosi di vedere riconosciute le proprie ragioni nell’ambito dello scandalo calcioscommesse in cui l’ex-capitano ed ex-bandiera atalantina è coinvolto: la tesi dei tifosi che promuovono la class action è l’essere stati danneggiati materialmente e moralmente dal calcio-scommesse e nello specifico dall’operato di Doni.

Abbonamenti alle TV a pagamento per vedere le gare dell’Atalanta, biglietti dello stadio, ma anche giocate in ricevitoria che riguardassero l’Atalanta: tutto era già combinato e quindi gli ignari tifosi ne avrebbero ricavata un danno economico innanzitutto, ma anche morale visto che invece di spendere del tempo e  – soprattutto – della passione verso l’Atalanta avrebbero potuto rivolgere le loro attenzioni su altre cose.

Ora sarà interessante capire se il numero dei promotori della class action – a quanto pare una trentina – lieviterà con il passare dei giorni, e come si muoverà la società Atalanta.

Non dimentichiamo infatti che il presidente Percassi – colui che in passato aveva indicato Doni come un possibile futuro presidente… – aveva dichiarato in passato di valutare la possibilità di rivalersi contro chi aveva danneggiato così tanto l’Atalanta.

Danneggiata anche in questo caso sia economicamente che moralmente: danni di immagine, danni avuti dalla penalità dello scorso anno e da quella che ci sarà anche nel prossimo campionato, danni morali ai tifosi.

E chissà che anche altre squadre ed altre tifoserie si rivalgano contro i loro ex-beniamini… ne vedremmo sicuramente delle belle!!!

Street Parade o Rave Party?

Bergamo_street_parade-300x225.jpgNon ci sono dubbi: la Street Parade (o sarebbe meglio chiamarla Rave Party?) che si è tenuta nel week-end scorso ha fatto discutere ed ha sollevato un polverone che la metà bastava.

Da una parte i tanti cittadini, giovani e non, che hanno criticato la manifestazione definendola uno show indegno (uso termini accettabili per non sconfinare nel turpiloquio), dall’altra i difensori di quella che ritengono una degna manifestazione di spirito giovanile.

Tanti anche gli interventi politici, e non poteva essere altrimenti: da una parte il PD che lo ha definito come un (riporto le parole precise) “…bell’evento ha coinvolto migliaia di giovani, con qualche eccesso di troppo”, dall’altra chi invece lo ha criticato come l’assessore Invernizzi.

Vogliamo attenerci ai dati di fatto?

Si è trattato di una manifestazione di giovani che hanno occupato una fetta di città, quella centrale, ballando, divertendosi e bevendo alcool senza badare a limiti, nonostante il divieto di legge di cedere alcool a minorenni.
Qualcuno si è anche spinto oltre danneggiando alcune vetture posteggiate in una delle vie adiacenti alla zona dell’evento, come testimoniato da un commerciante che ha mostrato un video che riprendeva il vandalo durante l’atto del danneggiamento.

Qualcuno si sente in grado di sconfessare questi dati?

Altra considerazione derivante da dati di fatto inconfutabili e sotto gli occhi di tutti: sui luoghi della manifestazione sono stati abbandonati chili e chili di rifiuti, che qualcuno poi (leggasi il Comune di Bergamo) ha avuto l’onere di recuperare per ripulire le strade della città.

Soprassiedo su rumori, schiamazzi, defecazioni e altri censurabili effetti collaterali per concentrarmi sui dati di fatti oggettivi appena citati per lanciare una riflessione: non era proprio possibile gestire meglio la manifestazione e chiedere ai partecipanti di mostrare a tutti quanto maturi e responsabili siano i giovani d’oggi, mantenendo nel limite dell’accettabili almeno la produzione di rifiuti ed il consumo di alcool (la droga la lascio perdere, lì forse è più difficile)?

A mio avviso è accettabile che un giovane decida cosa è meglio e peggio per sè stesso e si diverta come pensa sia più consono per sè, ma va posta attenzione al fatto che il suo divertimento non deve andare a ledere il diritto alla tranquillità ed alla sicurezza altrui.

In tutta sincerità divertirsi con il semplice sballo, facendosi oggettivamente del male con abusi di alcool e droga e sporcando luoghi pubblici e comuni come le strade non mi sembra una grande dimostrazione di intelligenza, maturità e libertà.
Non sono vecchio e mi è sempre piaciuto divertirmi e mi piace tuttora ma certi limiti non mi sembra poi così obbligatorio oltrepassarli, ci si può divertire in compagnia anche senza andare oltre alcuni limiti dettati dal buon senso e dalla capacità di vivere in una comunità (nolenti o volenti, si vive assieme ad altre persone).

Secondo me quello che si è sbagliato è stato l’approccio a questa Street Parade (o Rave Party), perchè non andava fatto in città ma in un’area a minor impatto “ambientale” e sociale, farlo in centro città vuol dire solo andarsi a cercar rogne. Anche questo mi sembra un dato di fatto inconfutabile.

Lascio ad altri i risvolti moralistici dietro i vari abusi visti e segnalati da chi quella sera era fisicamente presente, e non si tratta solo di “anziani” ma anche di tanti ragazzi che pur partecipando alla festa si son sentiti a disagio perchè consci del fatto che si stava andando oltre, oltre i limiti del buon senso.

L’augurio è che si possa riscoprire un modo più sano per divertirsi magari coinvolgendo gli altri, anche quelli più scettici, perchè lo sballo fine a sè stesso non porta a nulla se non al deprezzamento di sè stessi, del proprio valore, delle proprie energie e potenzialità, della bellezza insita in ciascuno di noi.

Vi sembra così difficile?

 

 

(foto presa da http://www.bergamosera.com/cms/wp-content/uploads/2012/05/Bergamo_street_parade-300×225.jpg)